Cosa fare a Verona e provincia durante il weekend dal 20 al 22 marzo 2020

I nostri consigli su come trascorrere il vostro fine settimana

Castelvecchio - Ponte scaligero a Verona

Restare a casa (ma senza rassegnazione).

Anche questa volta, esattamente come la scorsa settimana, il presente articolo potrebbe chiudersi qui. E tuttavia vi è qualcosa ancora da dire. Se non altro vi dobbiamo la spiegazione di quell'inciso tra parentesi. Prima però, per quanto sia senza dubbio per molti superfluo, bisogna forse ricordare perché è necessario restare a casa. Ciascuno di noi è chiamato a compiere ogni giorno tanti piccoli gesti di altruismo, la richiesta che ci viene fatta ormai da ogni dove potrebbe, in fondo, essere così semplicemente tradotta. Limitare i propri spostamenti allo stretto necessario, evitare i contatti con gli altri, sono il paradossale modo di manifestare il proprio altruismo. Ci viene chiesto di essere per gli altri, di fatto evitandoli il più possibile. La stranezza dell'attuale situazione che ciascuno di noi sperimenta è, a ben guardare, tutta qui. Qualcuno potrebbe forse parlare in proposito di double bind, sta di fatto che la sovversione delle nostre vite sta avvenendo in modo epocale con tempi celeri e, di converso, produrrà effetti e strascichi molto lenti a scomparire.

C'è un'immagine che molti, forse tutti, hanno potuto vedere questa settimana. È da qui che bisogna partire, da una semplice fotografia: una lunga fila di mezzi militari attraversa le vie di una città del nord Italia, è un'immagine di guerra in tempo di pace. Il sapere che accompagna quell'immagine muta è presto riassunto: a bordo di quei mezzi dell'esercito ci sono bare, tante casse con dentro i cadaveri di persone che non possono essere seppellite nei cimiteri della loro città. Non sono solo le terapie intensive negli ospedali ad essere a rischio saturazione, anche le camere mortuarie devono fare i conti con la fredda aritmetica dei corpi. 

L'uso delle parole in questi giorni è mutato nell'indifferenza collettiva. Abbiamo tutti iniziato ad utilizzare il lessico "bellico" senza renderci davvero conto di cosa questo significhi: "bollettino dei morti", "nemico invisibile", "medici al fronte", qualcuno invoca il "coprifuoco". La lista è evidentemente parziale, ma rende l'idea. Parlare è un brutto vizio che talvolta serve solo ad ingannarsi e meglio assolversi, l'immagine di quei mezzi militari usati come carri funebri improvvisati, forse, è invece in grado di rendere giustizia e mostrarci quale sia il tempo che stiamo, volenti o nolenti, tutti quanti attraversando. L'invito che facciamo, allora, è di tenerla a mente quella fotografia, ogni volta che ci verrà voglia di uscire di casa, ogni volta che effettivamente usciremo di casa, perché non potrà che capitarci di farlo, cerchiamo di ricordarci di quella fotografia, portiamola con noi tra gli scaffali di un supermercato o al bancone di una farmacia.

Perché è così importante restare a casa? Abbiamo provato a dirlo con una formula, non sappiamo quanto scientificamente accettabile, ma la riproponiamo: restare a casa è l'unico vaccino contro un virus per il quale non si possiede il vaccino. È verosimile che nel corso del weekend il numero di positivi al coronavirus "Sars-CoV-2" sfondi quota 4.000 in Veneto, ma il vero dato è quello non scritto e cioè che per ogni soggetto rilevato positivo ve ne siano in media altri 5-10 che non sono stati tracciati. Si tratta di quei soggetti asintomatici, cioè appunto che non presentano alcun sintomo, oppure che ne hanno manifestati di molto lievi, i quali nella più perfetta innocenza che gli proviene dalla loro inconsapevolezza, possono però essere ritenuti responsabili di un altissimo numero di contagi. In buona sostanza, il nostro stato di salute non è garanzia sufficiente per poterci pensare innocui, per questo viene chiesto a tutti, indistintamente, di comportarsi come se si fosse infetti. Ciascuno di noi è di diritto un portatore del virus che, seppur sulla propria persona possa essersi rivelato inoffensivo (o addirittura non essersi rivelato affatto), una volta trasferito ad un'altra persona, magari più debole, anziana e deficitaria, a quel punto potrebbe di fatto rivelarsi fatale. 

Vi è in tutto ciò il rischio di lasciarsi sprofondare in un cortocircuito di pensiero "paranoico", e proprio per questo è importante che alla complicata ed eccezionale situazione che stiamo vivendo nessuno di noi si rassegni. Bene fanno i musei civici di Verona o il direttore artistico del settore spettacolo del Comune, e i tanti altri come loro, ad ingegnarsi per tenere compagnia a chi, responsabilmente, sceglie di trascorrere le proprie giornate in casa. Uno dei pericoli all'orizzonte è, infatti, anche quello di abituarsi a ciò che non può che essere considerato come uno stravolgimento delle nostre vite. Oggi, con orgoglio e altruismo, tale stravolgimento va accettato e rivendicato, ma questo solo e soltanto affinché domani tutto ciò possa essere solo un brutto ricordo.

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In un tempo di rarefazione dei contatti, di necessario autoisolamento, è altrettanto fondamentale mantenere vivo il desiderio di sperimentare il calore di un abbraccio, o la simpatia di una stretta di mano. Vi si rinuncia oggi, non tanto e non solo poiché un decreto ce lo impone, ma anzitutto perché un domani tutto ciò torni ad essere finalmente possibile. Una delle sfide di oggi, ad esempio, è quella di non lasciarsi afferrare dalla facile tentazione di identificare "capri espiatori" e, più le restrizioni aumenteranno così come le attese si prolungheranno, più sarà semplice cadere in questa trappola. Non è però il tempo della "caccia alle streghe", quanto piuttosto quello della rinuncia ad una "stretta di mano" per riscoprirne, nell'assenza, il valore forse ormai dimenticato. Un gesto semplice che ci deriva dal medioevo, quando stava a significare "vengo in pace", perché rivelava che non si avevano armi con sé. «Non vedo nessuna differenza di principio tra una stretta di mano e una poesia», ha scritto Paul Celan; il consiglio per questo nuovo weekend, nostro malgrado dal lessico ancora bellicoso, è che non vi sia alcuna differenza di principio tra una stretta di mano e il vostro restare a casa...

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