A Legnago presentazione del libro "Francesco Moranino, il comandante Gemisto. Un processo alla Resistenza"

L'ANPI legnaghese - all'interno del Festival "Ottobre in libri", promosso dalla Libreria Mondadori di Ferrarin - proporrà la presentazione del libro "Francesco Moranino , il comandante Gemisto. Un processo alla Resistenza". Autore Massimo Recchioni, editore DeriveApprodi. La presentazione avverrà sabato 6 ottobre alle ore 17.45 presso la libreria Ferrarin, in via De Massari 10.

L'ANPI legnaghese si occupa come da statuto di diffondere la cultura storica della Resistenza e con questa presentazione da seguito a una serie di incontri col pubblico nei quali finora ha toccato temi quali la storia locale e la Costituzione. Nel dopoguerra furono molti i partigiani perseguitati per fatti avvenuti durante il conflitto. Di contro una magistratura rimasta filofascista, passata indenne dall'epurazione, applicò in modo estensivo l'amnistia Togliatti: liberò non solo i pesci piccoli del fascismo che si erano macchiati di crimini minori, come nelle intenzioni di Togliatti, ma anche autori di gravi crimini. Questi ultimi scontarono pene minime o addirittura nessuna. Partendo dalla vicenda di Francesco Moranino, l'autore narrerà il clima di persecuzione verso i partigiani che si verificò nel dopoguerra e quello di clemenza verso i fascisti.

Moranino, operaio comunista arrestato nel '41 e liberato poco dopo il 25 luglio '43, fu una figura carismatica nella Resistenza italiana, soprattutto nella sua terra, il biellese. Divenuto, dopo la guerra, parlamentare all'Assemblea Costituente, fu poi al centro di una montatura giudiziaria che aveva come obiettivo la Resistenza nel suo complesso: venne accusato di un episodio non riconosciuto come atto di guerra. Fu il primo parlamentare della Repubblica per il quale fu concessa dal Parlamento l'autorizzazione a procedere. Condannato all'ergastolo, emigrò in Cecoslovacchia da dove non tornò neppure dopo aver ricevuto la Grazia dal Presidente Saragat; attese che gli atti dei quali era accusato fossero ufficialmente riconosciuti come atti di guerra.

A pochi anni dalla Liberazione, in piena guerra fredda, i collusi col fascismo avevano concrete garanzie di introduzione negli apparati dello stato. Chi aveva combattuto nelle formazioni partigiane subiva discriminazioni. Chi era andato in montagna dall’inizio della guerra di Liberazione (non nelle ultime settimane) veniva perseguitato. I fascisti, invece, anche quelli più compromessi e in vista (ad esempio coloro dei quali altri Paesi ne chiedevano l’estradizione) tornavano alla vita normale e, non raramente, ricominciarono a condizionare e ad essere protagonisti in negativo della vita politica democratica del Paese.

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