All'Accademia di Belle Arti di Verona l'incontro con l’artista inglese Amanda Beech

In occasione della personale, la prima in Italia, che sarà inaugurata sabato 29 giugno alla Galleria Artericambi (via Leida 6 a Verona, fino al 30 settembre), Accademia di Belle Arti di Verona è lieta di ospitare l’incontro con l’artista inglese Amanda Beech.

L’artista, che vive e lavora a Los Angeles, presenterà il suo percorso e le sue opere, attraverso la proiezione di foto e video. «Nelle sue opere - scrive Anna Longo, curatrice della mostra - narrazioni ideologiche, filosofia funzionalista, letteratura e attualità politica si intrecciano permettendoci di esplorare la possibilità di soppiantare, attraverso un’attitudine realista, i miti che pretendono di spiegare la necessità delle azioni umane».

Dalla dura critica delle politiche neoliberali all’impegno per realizzare il futuro, l’artista stessa spiega i temi centrali del suo lavoro: «Nel mio lavoro c’è un forte interesse per la cultura popolare e l’estetica dello spettacolo di massa, così come per la grafica della comunicazione mediatica. Il video e le opere su carta che fanno parte di questa mostra, adottano uno stile che simula il gioco ed esplorano l’iscrizione delle nostre attività nel sistema di produzione. Nel video, il riferimento è agli ideali di mobilità, movimento, differenziazione e libertà che sono promossi dalla mitologia liberale dell’autonomia individuale.[…] L’opera Cause and Effect – continua l’artista riferendosi al lavoro che dà il titolo alla mostra e alla conversazione - è un sistema dove, come in un gioco, ogni unità sembra essere stata utilizzata per produrre l’altra. È un dispositivo che si produce da solo e che invita chiedersi quale parte di ogni lavoro è stata usata come mezzo di produzione dell’altra. L’opera adotta lo stile dei graffiti, lo mescola con quello dell’attivismo politico e con l’esplosione di forme tipica delle console dei videogiochi illuminate a led. Questo per suggerire che siamo intrappolati in giochi dei quali non possiamo comprendere le regole e che le nostre credenze rispetto al modo in cui il mondo funziona e al modo in cui possiamo cambiarlo hanno un effetto patologico. […] Nel mio lavoro, in maniere diverse, cerco di pensare all’arte come a un progetto costruttivo, che necessita di un impegno concreto».

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