Dal 9 gennaio in Gran Guardia la rassegna "Il cinema Russo degli anni Duemila"

"Il cinema Russo degli anni Duemila", rassegna cinematografica organizzata dall'Associazione Conoscere Eurasia con il Verona Film Festival - Il piacere degli occhi, presso il Palazzo della Gran Guardia a Verona dal 9 gennaio al 27 marzo 2017

Ritorna l'annuale appuntamento con il cinema degli Incontri con la cultura russa organizzati dall'Associazione Conoscere Eurasia di Verona. Quattro sono le novità di questa ottava edizione, che prenderà il via lunedì 9 gennaio, alle 20.30, e continuerà, con una breve pausa nella prima metà di marzo, ogni lunedì allo stesso orario fino alla fine di marzo. La prima è lo spostamento dalla chiesa di Santa Maria in Chiavica alla Sala Convegni del Palazzo della Gran Guardia, recentemente dotata di un ottimo impianto di proiezione e dotata di un'ottima acustica. La seconda è la collaborazione con il Verona Film Festival del Comune di Verona, nel segno di una sinergia mirata a sostenere e diffondere la cultura cinematografica in città. La terza è la programmazione che vuole offrire una panoramica della produzione cinematografica posteriore alla simbolica soglia del 2000, il cinema dell'ultimo quindicennio, insomma, quello dell'inizio del nuovo millennio. L'ultima novità è nella scelta del curatore della rassegna Il cinema russo degli anni Duemila, il critico cinematografico Giancarlo Beltrame.

"La scelta" spiega Beltrame, "risente, ovviamente, del gusto personale, ma nello stesso tempo è passata al vaglio di alcuni criteri ben precisi. Il primo - e più scontato - è stato che fossero film che avevano goduto di prestigio e successo internazionali, attraverso l'invito alle più importanti rassegne internazionali e/o riconoscimenti vari in tutto il mondo. Un criterio cui rispondono tutti i lungometraggi della rassegna, a vario titolo presenti quando non premiati a Cannes, Venezia, Berlino, Karlovy Vary, San Sebastiàn, Mosca, altri festival meno noti o agli Oscar. Un secondo parametro preso in considerazione", continua il curatore, "è stata la varietà di genere di riferimento. Ecco quindi la commedia surreale e a tinte felliniane La casa dei matti di Andrej Končalovskij e i film di fantascienza che da un lato osano sfidare i blockbuster hollywoodiani sul loro terreno, come I guardiani della notte, di Timur Bekmambetov, e dall'altro guardano alla lezione di un maestro quale Andrej Tarkovskij, come I brutti cigni di Konstantin Lopušanskij, oppure seguono un percorso autoriale rigoroso e coerente come È difficile essere un dio di Aleksej German, entrambi ispirati dai romanzi dei fratelli Arkadij e Boris Strugatskij. Ma c'è anche la denuncia sociale a base filosofica di Leviathan di Andrej Zvjagintsev, accanto al cinema totalmente sperimentale e unico nel circuito internazionale di L'ultimo posto sulla Terra di Artur Aristakisjan. Sempre sul versante del cinema d'autore si colloca Padre e figlio di Aleksandr Sokurov, mentre nelle periferie lontane dell'impero portano tre titoli dedicati a minoranze etniche, tradizioni rurali e mondi scomparsi quali Tulpan - La ragazza che non c'era di Sergej Dvortsevoj, Anime silenziose di Aleksej Fedorčenko e Test di Aleksandr Kott".

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