Vinitaly sbarca ad Hong Kong, ma l'export italiano in Cina è surclassato dalla Francia

Oltre 100 le imprese del vino tricolore presenti all’International Wine & Spirits Fair di Hong Kong, ma i dati sulle esportazioni purtroppo parlano chiaro. L’Italia in Cina vende 1 bottiglia ogni 20 commercializzate dai francesi: «Dobbiamo far capire cos’è l’Italia e il nostro vino»

International Wine&Spirits Fair Hong Kong_Brindisi apertura con vertici Veronafiere, James Lau Acting Financial Secretary of HK, Special Administrative HKSAR Margaret Fong

Il vino e l’olio italiano di scena all’International Wine & Spirits Fair di Hong Kong, la principale rassegna del settore nel Sud Est asiatico in corso fino a sabato 10 novembre. Oltre 100 le imprese del vino tricolore impegnate negli 800mq del Padiglione Italia - visitato venerdì anche dall’Ambasciatore d’Italia in Cina, Ettore Sequi - gestito dai due brand di Veronafiere, Vinitaly e Sol&Agrifood, in collaborazione con Ice. Con quasi 20mila buyer registrati nel 2017 e una superficie di circa 18mila metri quadrati, l’International Wine & Spirits Fair di Hong Kong è uno dei principali appuntamenti per il business del vino in Asia, che quest’anno giunge alla sua 11^ edizione con oltre 1000 aziende espositrici da 33 Paesi diversi.

Una presenza, frutto del recente rinnovo dell’accordo di collaborazione tra la Spa veronese e l’Hong Kong Trade Development Council, per incentivare un mercato strategico ancora difficile per il Belpaese. Per il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani: «Hong Kong è il 7° buyer di vino al mondo con quasi 1,4 miliardi di euro importati lo scorso anno. Se per la Francia questo è un mercato di riferimento fondamentale con un valore dell’export a 809 milioni di euro, per noi rappresenta solo la 25^ destinazione, a 39 milioni di euro. In pratica, a parità di valore, l’Italia vende 1 bottiglia ogni 20 commercializzate dai cugini transalpini. Siamo convinti che occorra ripensare a una strategia comune diversa e vincente per l’Asia, a partire da una piazza chiave che è sia hub di riesportazione (per il 40%) sia sempre più una centrale fondamentale di consumo nell’horeca».

Ancora più pesante, secondo l’Osservatorio Vinitaly Nomisma Wine Monitor su base doganale, è il trend nei primi 9 mesi di quest’anno, con un -17,4% a valore per il Belpaese a fronte di una ulteriore crescita della Francia (+6,9%) e di una pausa di riflessione della domanda globale di vino della regione amministrativa speciale cinese (+0,6%). «Da sempre lavoriamo bene sia con le istituzioni che con le aziende italiane. – ha aggiunto il presidente di Veronafiere, Maurizio Danese – Ora però, qui come in tutta l’Asia, è arrivato il momento di fare massa critica tutti insieme per far capire veramente che cos’è l’Italia e il nostro vino. Accanto al business – ha concluso Danese – crediamo si debba lavorare tanto in formazione, e su questa direttrice ci stiamo impegnando da tempo, con la Vinitaly international Academy, che conta solo in Asia 59 wine ambassador, e con alcuni accordi che stiamo perfezionando sul fronte dell’incoming enoturistico e della fidelizzazione alla cultura vinicola presso il circuito universitario cinese».

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