A Verona la produzione industriale cresce più di quella veneta e italiana

Nella sede della Camera di Commercio scaligera, durante la mattinata di mercoledì, sono stati presentati e discussi i risultati emersi dall'analisi del settore manifatturiero veneto, che mostrano un quadro ancora positivo ma con qualche segno di incertezza

Da sinistra: Riccardo Borghero, Mario Pozza e Cesare Veneri

Dopo il consolidamento registrato nel 2017, l’anno in corso dovrebbe segnare un aumento regionale del Pil del +1,3% (+1,1% a livello nazionale). I risultati che emergono dall’analisi del settore manifatturiero veneto delineano un quadro congiunturale ancora positivo a livello tendenziale, ma mostrano anche segnali di indebolimento ed incertezza. Una perdita di intensità che sembra mostrarsi anche sull’economia nazionale e mondiale a causa dell’indebolimento del commercio internazionale, delle politiche monetarie che potrebbero essere meno espansive e delle turbolenze dei mercati finanziari. Il quadro economico è stato tracciato mercoledì mattina a Verona, nella sede della Camera di Commercio, da Mario Pozza, presidente di Unioncamere del Veneto, e Cesare Veneri, segretario generale dell’ente scaligero, mentre l’analisi statistica è stata illustrata da Riccardo Borghero, dirigente area affari economici della Camera di Commercio di Verona e Antonella Trevisanato, area studi e ricerche Unioncamere Veneto.

Secondo la Commissione europea, nel 2018 e 2019 la crescita del Pil mondiale dovrebbe raggiungere il +3,7% e +3,5%, del +4,7% per le economie emergenti e +2,4 e +2,1% per i Paesi industrializzati. In particolare risulterà del +2,9% e +2,5% negli Stati Uniti, del +2,1 e +1,9% nell’area euro e del +6,6 e +6,2% in Cina. La crescita italiana nel 2019 (+1,3%) è a velocità ridotta rispetto ai principali partner dell’Unione europea (Spagna +2,2%, Germania +1,8%, Francia +1,6%). La tendenza del Veneto per il 2018 vede una crescita del prodotto interno lordo del +1,3% (era +1,7% l’anno precedente) registrando un rallentamento a seguito dell’indebolimento delle esportazioni di beni (nel I semestre del 2018 +3,3%, in valori assoluti 31,6 miliardi di euro, e un saldo commerciale attivo di 6,8 miliardi), un’attenuazione degli investimenti (+2,7%) e una decelerazione dei consumi delle famiglie (+1,2%).

«I dati del terzo trimestre del 2018 disegnano un quadro di incertezza per l’attività economica ma sono comunque positivi, anche se non come ce li attendevamo. Purtroppo il contesto nazionale e l’instabilità politica non hanno agevolato e si è verificata una caduta oltre le attese delle esportazioni – il commento di Mario Pozza, presidente Unioncamere del Veneto –. Come sistema camerale è importante mantenere una costante attenzione al monitoraggio del sistema economico regionale e dei suoi territori per il rafforzamento di comuni strategie di intervento volte allo sviluppo del sistema economico e al continuo miglioramento della sua competitività. In particolare, per il settore manifatturiero c’è una fortissima attenzione all’evoluzione delle tecnologie e all’innovazione, ma va incrementata la conoscenza delle tematiche Impresa 4.0 e degli strumenti agevolati previsti. L’industria 4.0 e la digitalizzazione stanno trasformando non solo il sistema imprenditoriale e il mercato del lavoro, ma tutti gli aspetti della nostra vita aumentando la complessità dei processi ed esponendoci a rapidi cambiamenti. Questo contesto richiede specifici percorsi di miglioramento delle competenze e politiche di supporto».

«I dati del terzo trimestre ci confortano perché la crescita dell’1,6% dell’export nei primi sei mesi dell’anno lasciava presagire l’arrivo di un’altra ondata recessiva. Invece la produzione industriale a Verona cresce dell’1.9%, più della media europea, italiana e veneta – sottolinea Giuseppe Riello, presidente della Camera di Commercio di Verona –. Pure gli ordini esteri segnano un confortante 3,3%, sopra la media. Il mercato interno rimane in maggiore difficoltà, purtroppo, forse alimentato anche dalla poca fiducia delle imprese in un contesto socioeconomico di incertezza. Anche se contiamo sull’aumento dei flussi turistici che stanno alimentando lo sviluppo di una vera e propria industria dell’accoglienza: Verona è la quarta provincia in Italia per presenza straniere e la quinta per presenza in generale».

Perde intensità il traino dell’industria regionale a causa delle incertezze economiche e politiche. A confermare il clima di indeterminatezza ci sono gli indicatori congiunturali dell’industria veneta con 10 addetti e più. Nel terzo trimestre 2018 la produzione industriale ha registrato un incremento del +3,2% rispetto al corrispondente periodo dello scorso anno. Anche la variazione congiunturale destagionalizzata ha confermato una crescita contenuta del +1,6%. Sotto il profilo dimensionale non si evidenzia una particolare discordanza tra la performance produttive delle imprese di piccole (+3,3%) e grandi dimensioni (+3,1%). A livello settoriale la tendenza positiva è evidente nel comparto di marmo, vetro, ceramica (+6,5%), macchine ed apparecchi meccanici (+4,7%), gomma e plastica (+3,8%) e metalli e prodotti in metallo (+3,5%). Per l’industria risultati positivi, ma in rallentamento rispetto al trimestre precedente, anche per fatturato (+4% la variazione tendenziale) e gli ordini dal mercato interno (+2,1%). È invece risultato critico il dato sugli ordini dal mercato estero delle imprese manifatturiere (+0,6%), a causa della volatilità dei mercati finanziari, alle “guerre tariffarie” e ai dazi. Le aspettative degli imprenditori veneti per il prossimo trimestre sono in netto miglioramento per tutti gli indicatori.

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Commenti (1)

  • Si ma se l'economia non cresce in tutta l'Italia affondiamo comunque dovendo mantenere tutti i mangia pane a tradimento che ci sono nel settore pubblico ecc, basta vedere in tv quanti impiegati statali timbrano il cartellino e dopo se ne escono a fare i propri porci comodi, tipo l'altro dì dove uno usciva a trombxxxx l'amante, e gli altri avevano istituito delle pause durante il lavoro per la spesa,ecc, ti credo che tutti vogliono un lavoro nel pubblico impiego! e quindi pagano i picciotti di periferia o scambiano i voti di piacere per un bel lavoro statale ne ho conosciuti alcuni che lo hanno fatto sistemando tutti i figli.

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