Unilever di Sanguinetto: esuberi sì, ma lo stabilimento non chiuderà

Lo ha assicurato l'azienda, smentendo le voci di una possibile delocalizzazione e dicendosi disponibile a confrontarsi con i sindacati per ridurre l'impatto sociale degli annunciati 77 esuberi

(Foto di repertorio)

Oggi, 5 giugno, si è tenuto lo sciopero dei lavoratori della Unilever di Sanguinetto. Un protesta motivata dalla decisione presa dall'azienda di dichiarare in esubero 77 dipendenti. Licenziamenti in vista, dunque, allo stabilimento di via Roma. Stabilimento che però non sarà totalmente chiuso, perché la Unilever non vuole abbandonare l'Italia, delocalizzando in altri paesi.

A confermarlo è l'azienda stessa che precisa che gli esuberi riguardano «esclusivamente l'area dello stabilimento relativa ai dadi da brodo tradizionali e non le altre produzioni alimentari». E la motivazione sarebbe economica. La domanda del mercato di dadi da brodo è in diminuzione e per la Unilever è necessario riorganizzare la produzione a Sanguinetto per garantire un futuro allo stabilimento. «L'intervento serve a consentire il prosieguo delle altre produzioni attualmente presenti e mettere il sito nelle condizioni di poter cogliere le eventuali opportunità future - ha proseguito la multinazionale - Sanguinetto mantiene infatti delle importanti carte da giocare, come la produzione dei dadi in gel, di cui è unico produttore al mondo, che si aggiunge alle produzioni di risotteria, brodo granulare e marmellate. Nel lungo termine la strategia del sito sarà quella di spingere verso una ulteriore diversificazione del portafoglio verso prodotti food più in linea con i trend di mercato e verso un legame sempre più stretto con il mercato italiano».

Unilever ha, infine, ribadito la propria disponibilità a collaborare con le organizzazioni sindacali per ridurre al minimo l'impatto sociale dei licenziamenti e per trovare la migliore soluzione possibile per i lavoratori e per lo stabilimento.

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