Piano di riorganizzazione della Unilever: 77 esuberi a Sanguinetto

La multinazionale definisce queste misure «dolorose, urgenti e inevitabili», ma si dice pronta a collaborare con le organizzazioni sindacali nella ricerca della soluzione migliore possibile per i lavoratori

Unilever di Sanguinetto

Dolorose, urgenti, inevitabili. Sono i tre aggettivi utilizzati dalla Unilever per descrivere le misure previste dal piano di razionalizzazione dello stabilimento di Sanguinetto. Aggettivi che non fanno presagire nulla di positivo e in effetti l'azienda ha annunciato l'esubero di 77 dipendenti per «rendere Sanguinetto in grado di rispondere in maniera efficiente ed efficace alle sfide future», come si legge nella nota ufficiale trasmessa da Unilever.

Questa difficile decisione, presa nell'ambito di un piano di riorganizzazione a livello europeo della produzione di dadi tradizionali da brodo, si spiega con una continua diminuzione della richiesta di mercato di questo tipo di prodotti che hanno un peso consistente nelle attività di Sanguinetto - ha specifica la multinazionale - Unilever è quindi costretta ad intervenire in modo tempestivo per garantire la sostenibilità futura dello stabilimento, consentire il prosieguo delle altre produzioni attualmente presenti a Sanguinetto e metterlo nelle condizioni di poter cogliere le eventuali opportunità che dovessero presentarsi in futuro. Unilever continuerà ad attribuire estrema importanza a tutti i propri stabilimenti per l'impatto che essi hanno sul tessuto socio-economico del Paese e Sanguinetto rappresenta un capitolo importante della storia di Unilever in Italia. Unilever è pienamente consapevole dell'impatto delle misure adottate e pertanto si impegnerà a collaborare con le organizzazioni sindacali nella ricerca della soluzione migliore possibile per i lavoratori e per lo stabilimento con l'obiettivo di ridurre al minimo, nei limiti delle possibilità, l'impatto sociale.

E non appena si è diffusa la comunicazione della Unilever, si è subito attivato il vicepresidente del consiglio regionale del Veneto Massimo Giorgetti, il quale ha presentato un'interrogazione a risposta immediata affinché la giunta regionale difenda l'occupazione. «Non è pensabile che un’azienda come la Unilever, che in questi ultimi anni non ha avuto cali significativi sotto il profilo del fatturato, dall'oggi al domani decida di licenziare oltre settanta dipendenti e di trasferire la produzione in Portogallo solo ed esclusivamente per trarne vantaggio economico sia in termini di costi di manodopera che in termini di costi di produzione. Questo è un comportamento inaccettabile e tantomeno giustificabile».

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