Sindacati, allarme disoccupazione

Carla Pellegatta, Cgil: Oltre 3mila licenziamenti nei primi mesi

Sindacati, allarme disoccupazione
Una strada ancora in salita, con la vetta lontanissima. Non è certo un quadro allegro, quello disegnato da Carla Pellegatta, segretaria della Cgil di Verona.

Come è caratterizzato l’attuale panorama economico veronese? "Il panorama dell’economia veronese è purtroppo in linea con quello dell’economia nazionale. Le ripercussioni della crisi finanziaria iniziata lo scorso anno sull’economia reale continueranno ad avere strascichi nel tempo. Lo testimoniano anche le ultime rilevazioni fatte da Confindustria Verona: la ripresa, per quanto riguarda il nostro territorio, è lontana e probabilmente il peggio deve ancora arrivare. Molte aziende hanno avuto problemi legati alla dinamica della crisi mondiale, con un’aggravante per il nostro territorio legata alla presenza di un tessuto di imprese composto da aziende molto piccole. Naturalmente, in questa situazione le ricadute e le difficoltà sono molto più grandi rispetto a territori caratterizzati da imprese con dimensioni maggiori."

Qualche dato a riguardo? "Da gennaio ad agosto abbiamo avuto 3.700.000 ore di cassa integrazione e quasi 3400 licenziamenti. Assisteremo ad ulteriori ricadute anche nei mesi successivi sul piano occupazionale, perché man mano le imprese esauriranno il magazzino e le scorte e chi potrà effettuerà una ristrutturazione, prevedendo un numero minore di dipendenti. Non solo proseguirà la cassa integrazione ordinaria, ma si utilizzerà anche la straordinaria, che è l’anticamera della messa in mobilità dei dipendenti. Se è vero che la crisi in Veneto, e a Verona, si è, per alcuni versi, sentita meno che in altre parti d’Italia, questo è probabilmente dovuto al fatto che da noi l’attività prevalente non è quella industriale, ma quella del terziario, settore in crisi, ma in maniera inferiore. Va tenuto presente che i 3400 lavoratori licenziati corrispondono a posti di lavoro persi completamente a causa della crisi e che questo dato non contempla il numero, molto elevato, ma che purtroppo nessuno rileva, di contratti a termine e di lavoro ex-interinale non rinnovati. Si somma quindi una situazione per i giovani assolutamente drammatica. Il contesto veronese riesce a reggere meglio alla crisi perché il tenore di vita medio delle famiglie è migliore rispetto a quello di altri territori. I giovani restano in famiglia fino ai 27-30 anni, pur soffrendo per l’impossibilità di una propria indipendenza, e di fatto oggi la famiglia è il vero ammortizzatore sociale."

Azzardiamo qualche previsione per il futuro? "Il quadro per il futuro è alquanto preoccupante. Nonostante ci sia chi dice che la fine della crisi è vicina, i dati nazionali parlano chiaro: la previsione di aumento del Pil per il prossimo anno è dello 0,3-0,4%. Per tornare ai livelli precedenti alla crisi ci vorranno almeno 5 o 6 anni. La prima a dover intervenire, in questa situazione, è la politica. Di fronte a una crisi di queste dimensioni si sarebbe dovuto immediatamente deliberare uno stop a livello nazionale di almeno due anni al vincolo del patto di stabilità, che di fatto sta tenendo bloccate risorse che potrebbero essere spese in maniera produttiva. I Comuni, infatti, non sono più in grado di far partire nemmeno quelle piccole opere che sarebbero utili per rimettere in moto uno dei settori più in difficoltà, quello edilizio, e a cascata tutti i settori a esso legati. E andrebbe poi ripensato il modello di sviluppo in generale."
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