Nasce la Banca Cattolica Veronese

Formato il Comitato promotore: sedici in prima linea. Quote da 50mila euro in su

Nasce la Banca Cattolica Veronese
Le ragioni di politica generale sopra espresse, unite ad altre più tecniche ci portano a rafforzare la convinzione che la realtà di una banca di piccole dimensioni ben caratterizzata come target sociale e come clientela, integrata con il suo tessuto e progettante in grande, possa essere elemento di successo.

Lo studio, dedicato al presente progetto potrà divenire un istituto operativo e serio che rappresentando un'ipotesi sicuramente interessante per la platea di soggetti interessati in quanto basata su anni di esperienza, di professionalità e di elementi certi, non offre però la sicurezza del risultato positivo (nessuna intrapresa commerciale è certa all’inizio). Tuttavia, dopo questa enunciazione dei rischi esistenti, i buoni intenti permangono e secondo noi sono preponderanti. Si cercheranno di illustrare in forma convincente, le ragioni serie per dare tranquillità all’investitore, al socio che voglia accingersi alla costituzione dell’impresa bancaria da noi pensata. Ecco perché al lettore interessato noi diciamo che se questa affascinante fatica non è sentita e partecipata, con immaginazione e fantasia, e la voglia di creare non sostiene il progetto è difficile insistere con le parole ed i ragionamenti: i dubbi permarranno sempre! Al nostro sodale dubbioso dobbiamo però rimarcare che non vanno taciuti o sottopesate, né le ottime possibilità di ritorno economico di tipo non speculativo, né quei temi, ricchi di valori etici, sociali ed economici, che chi vuole investire rivolgendosi al tessuto locale deve consapevolmente e lodevolmente mettere in conto. Dal prosieguo della lettura ci proponiamo di fornire a tutti gli interessati alcune indicazioni e risposte di quelli che per noi possono essere i motivi del successo di questa iniziativa.

Una banca innovativa nei prodotti e nei processi che affianchi, completi e suggelli, nell’evoluzione prevedibile dell’organizzazione economica dei prossimi anni, l’operato delle grandi banche, senza concorrere alla medesima gara, dotata di personale esperto e motivato, si assicurerà uno spazio vitale che dovrebbe garantire rapido successo ai suoi promotori. Ma la nostra gara all’interno del sistema bancario non sarà all’ultimo centesimo. Il nostro spazio vitale non deve essere circoscritto soltanto dai principi utilitaristici: la nostra caratterizzazione etica - economica dovrà sempre essere ricordata - quando faremo” business”- ed i valori complessivi umani dei nostri interlocutori privilegiati.

Le PMI e le famiglie dovranno vedere in noi non solo un mezzo per fare affari ma una banca vicina ai loro interessi generali, che guarda nei principi oltre l’immediato con l’attenzione al presente dei numeri se vorremo veramente essere una banca realmente vicina e permeata nel miglior tessuto imprenditoriale che la nostra società sa proporre. Con queste premesse è plausibile pensare che ci sarà spazio per il progetto sul mercato. Ma, da “conquistare”! E inoltre, la platea dei clienti che avranno una banca per operare a livello mondiale e quella dei clienti che invece si serviranno di una banca locale più personalizzata si svilupperà per cui bisognerà essere pronti a sviluppare la nostra area operativa.

Da una parte ci sono le grandi arterie stradali per i “globe-trotter”, i capitani di lungo corso, dall’altra ci sono le vie di collegamento e le stradine piccole, ma eleganti e ben tenute, per il piccolo cabotaggio. Questa metafora risalta alcune ragioni dell’esistenza di una banca locale: noi vorremo essere questa seconda parte dell’infrastruttura, quella stradina aggraziata che passa sottocasa o che entra nel cortile di casa offrendo il suo prezioso servigio senza curarsi molto delle auto sfreccianti sulle grandi vie. Per una piccola banca prestigiosa, visto che a livello italiano l’ambito creditizio è un cantiere aperto, spesso alla rincorsa delle luminescenti strutture mondiali ci sarà spazio per inserirsi adeguandosi al nuovo orizzonte e ridisegnandosi velocemente ruoli e funzioni come l’evoluzione richiederà.

Il nome imposto è poi frutto di una attenta valutazione etica dei promotori dell’iniziativa. È un nome impegnativo “Banca Cattolica Veronese”, una vecchia nuova popolare a Verona, un po’ per la storia che essa rappresenta, un po’ per i risvolti sociali che a Verona molti si attendono ed un po’ per le attualissime vicissitudini locali. Non potrà e non vorrà essere una banca confessionale anzi vorremmo che semmai si ponesse l’accento sulla cattolicità si associasse il termine alla ecumenicità intrinseca del cattolicesimo. Certo in un contesto come quello veronese il termine “cattolica” apre certi orizzonti ma nel contempo richiede, come d’altronde c’è, rispetto e rigorosità. Questi aspetti di serietà i promotori lo hanno ben presente e lo porranno sempre in rilievo nei rapporti futuri con tutti i terzi che si avvicineranno al progetto.

Ancora a vantaggio dei piccoli istituti ben delineati e definiti nelle loro caratteristiche occorre sottolineare che: le realtà bancarie regionali di questi tempi sono le più a rischio! Difficilmente potranno sopravvivere con l’internazionalizzazione dei mercati: una alternativa è farsi assorbire dalle grandi banche. Ai più piccoli operatori bancari restano sufficienti spazi: sono troppo piccoli per essere territorio di caccia delle grandi banche ma sufficientemente efficienti per guadagnare. A maggior ragione se inserite in piccole economie locali ancora in buono stato generale di salute come quella veronese. Con queste riflessioni dalla nostra parte non dovremmo incontrare difficoltà a raggiungere un positivo risultato; noi dovremmo proporci a livello di eccellenza in questi spazi locali, minuti ma redditizi, in cui torni in auge il collegamento personale di relazioni consolidate, in cui la piccolissima struttura bancaria che ha una sensibilità economico-sociale del territorio, può avere (e dare!), un futuro prospero. Anche se l’attivismo di tante banche con la rincorsa ad aprire sportelli può sembrare a qualcuno oggi assurda, (si corre inseguendo volumi mirabolanti e margini esigui), la gara sarà vinta da chi meglio si collegherà col territorio e lo sosterrà con idee innovative ma concrete. Il mercato darà il suo responso nel tempo.

La moda delle aggregazioni, a cui le banche sembrano votate, o che talvolta sono suggerite dalle Autorità Centrali, e che sono arcinote al grande pubblico, non rappresenta l’unica via imprenditorialmente valida per fare banca. Queste aggregazioni a valenza internazionale, per realtà minute ma efficienti ed agili, a valenza locale appunto, rappresentano in un certo qual modo la rivincita del” piccolo e bello” di qualche anno fa. Il “piccolo”, nella concezione qui delineata, non significa non partecipare alle evoluzioni mondiali, ma saper cogliere tempestivamente i momenti positivi ed attenuare i momenti negativi, usando le antenne di captazione culturali e l’eccellenza operativa che sono in grado di anticipare le ricadute dei fenomeni, anche sfruttando a pieno l’orizzonte internet e le sfide e le opportunità che la rete rappresenta nel settore dei servizi. Certo che se il sistema fosse più morigerato ne trarrebbe un vantaggio strategico, invece la rincorsa ai mega stipendi ed ai mega costi di gestione, per mantenere il consenso, favorito da situazioni di poco controllo e di autoreferenzialità, crea situazioni di aumento dei costi per induzione e per emulazione. In ogni caso l’ambito locale di una banca locale non ci pare sufficientemente compreso in questo momento. Questo importantissimo orizzonte, anche se ben implementato nel sistema bancario, è spesso capito solo per il compendio di efficienza operativa e rapidità decisionale che possiede, e non per lo scenario culturale mutevole che dovrebbe implicare tra qualche anno. Saranno opportunità amplissime per strutture locali molto specializzate vista l’evoluzione tecnologica - e come alcune realtà bancarie hanno già dimostrato - di cui occorre avere l’apertura mentale per coglierne le potenzialità nel lungo periodo.
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