La Zai non conosce la crisi: "Qui un'economia a 5 stelle"

Il presidente Zuliani traccia un bilancio a poco dal termine del suo mandato: "Pronto a continuare"

La Zai non conosce la crisi: "Qui un'economia a 5 stelle"
È tempo di bilanci per il Consorzio Zai e per il suo presidente Flavio Zuliani. A luglio, infatti, si esaurirà il mandato del numero uno del Quadrante Europa ed una riflessione su questi anni, difficili per il contesto economico mondiale, è doveroso. Nonostante le ristrettezze economiche, infatti, la Zai veronese si conferma il più grande interporto d’Europa, ma non per questo si adagia sugli allori. In cantiere, oltre a quelli già completati, una serie di progetti in fase di realizzazione.

Presidente Zuliani, arrivati a questo punto del suo mandato è doveroso tracciare un bilancio del Consorzio.
“Iniziamo col dire che Zai ha ottenuto i massimi risultati proprio negli anni della crisi. Come il maggior traffico ferroviario di sempre, superando addirittura il record di luglio 2008 (605 coppie di treni mese, ndr) e arrivando al primato di 609/610 coppie di treni mese. La massima occupazione all’interno delle piattaforme logistiche (100%). Siamo poi stati riconosciuti dai tedeschi quale miglior interporto d’Europa. E sempre negli anni della crisi ZAI ha chiuso il 2010 con il miglior bilancio di sempre. Negli ultimi due anni, inoltre, abbiamo investito 150milioni di euro, realizzato nove progetti e portato a termine, nei tempi stabiliti, tutti i programmi annunciati ad inizio del mio mandato. Infine abbiamo incrementato anche l’occupazione e soltanto il Quadrante Europa conta, fra dirette e indirette, più di 13mila persone”.

Ma come si ottengono risultati di questa portata?
“Alla base ci devono essere sempre professionalità, capacità, idee e determinazione. Non va poi dimenticato che il Consorzio ZAI è nato alla fine della seconda guerra mondiale con una legge speciale dello stato per creare economia in un momento di profonda crisi. Sì può dire, quindi, che siamo una macchina che lavora meglio nella crisi. Alle imprese diamo grandi servizi a prezzi calmierati, perché noi non facciamo business, non facciamo speculazione, ma facciamo economia a cinque stelle”.

I progetti sviluppati e la carne al fuoco sono molti. Quali quelli a breve e a lungo termine?
“A ottobre 2009 abbiamo inaugurato la QETG, il miglior terminal compatto e tecnologico d’Europa; a maggio 2010 è stata inaugurata la piattaforma della V2 dove si è insediata Kuehne+Nagel, secondo operatore logistico europeo, su una superficie di 30mila metri quadrati con 8mila e 400 metri quadrati di coperto; a luglio 2010 abbiamo approvato le linee guida della Marangona, uno studio scientifico che ritengo essere un grande regalo fatto alla città intera; a dicembre 2010 abbiamo inaugurato l’impianto fotovoltaico da nove megawatt su undici tetti industriali con un conseguente abbattimento di circa il 7% dei costi sull’energia; ad aprile 2011 è stata la volta del capannone della Migross, 12 mila metri quadrati coperti. Ora stiamo per inaugurare il nuovo varco accessi ai terminali; su questi tavoli è poi stato scritto gran parte di quel “Piano Nazionale della Logistica” che presto dovrebbe diventare legge e prevedere quindi un nuovo riassetto del piano regolatore nazionale; a metà giugno inaugureremo la piattaforma della Iveco, marchio del gruppo Fiat e deve far riflettere il fatto che, in un momento in cui Marchionne pensa alla chiusura di diversi stabilimenti, Fiat viene ad investire proprio nel Quadrante Europa; è poi partito il progetto pilota della Rete nazionale del mondo del trasporto e della logistica (UIRMET), progetto che proseguirà fino alla fine dell’anno per poi diventare operativo; infine stiamo lavorando sul progetto offshore che sarà una grande opportunità per l’Italia intera in termini di potenzialità e posti di lavoro”.

Come dicevamo in apertura, il suo mandato è in scadenza, cosa ci si può aspettare dal futuro?
“Lo decideranno i soci, da parte mia la disponibilità a continuare c’è. Arrivato a fine mandato mi piace sottolineare che ho portato a termine quanto programmato e per questo mi sento di poter dire di essere un uomo di parola. In questi anni di crisi abbiamo fatto tanto, ottenendo non solo risultati ma primati. E chi è uomo di risultati solitamente è un uomo antipatico, e allora viva gli antipatici. A me però piacerebbe essere valutato non sulla simpatia, ma sui risultati. Risultati da mettere sul piatto un domani per poterne raggiungere altrettanti e per poter dare in termini di lavoro e di sviluppo un nuovo orizzonte”.

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