Crisi Elcograf, il Mise è pronto a mediare per evitare chiusure

A rischio c'è il sito produttivo di Verona. Il senatore PD D'Arienzo: «Il taglio del personale. Significherebbe tradire il territorio e le persone che tanto hanno dato per la crescita di quell'azienda»

Elcograf (Foto di repertorio)

Il Ministero per lo Sviluppo Economico si è detto totalmente disponibile ad avviare un tavolo di confronto per affrontare le tematiche che toccano i livelli produttivi e occupazionali qualora venisse avanzata la richiesta dai soggetti interessati.

Il senatore veronese del Partito Democratico Vincenzo D'Arienzo ha riportato con queste parole la risposta ad una sua interrogazione riguardante la Elcograf. L'azienda, ex Mondadori Printing, passata nelle mani del gruppo Pozzoni nel 2008, lamenta continue perdite che potrebbero portare alla chiusura di stabilimenti produttivi come quello di Verona. Uno scenario che tutti vogliono scongiurare.

Il Mise potrebbe fare dunque da mediatore sostanzialmente tra Pozzoni e Mondadori. Mondadori è, infatti, il principale committente di Elcograf ed era vincolato da un precedente contratto a garantire un volume di lavoro fino al 2021. Mondadori ha però ridotto le commesse, rivolgendosi ad altre ditte che offrivano prezzi più vantaggiosi, ma anche per contrastare la presunta formazione di un monopolio nel campo delle stamperie da parte di Pozzoni. Anche di questo supposto monopolio, D'Arienzo ha chiesto spiegazioni al Mise. «Non sono emersi significativi elementi di conferma - ha dichiarato il senatore PD - A questo punto, posso ragionevolmente affermare che il tema sia anche un altro ed investe la concorrenza. Credo che il contratto in vigore tra Mondadori e Pozzoni determini prezzi superiori a quelli praticati attualemente dal mercato. Se questo fosse confermato, siamo in presenza di una classica dinamica industriale da affrontare tenendo conto degli interessi di tutti, lavoratori in primis. Non vorrei che si determinassero artificiosamente condizioni per cui l'unica soluzione potrebbe essere la ristrutturazione aziendale con conseguente taglio del personale. Significherebbe tradire il territorio e le persone che tanto hanno dato per la crescita di quell'azienda. E sarebbe una scelta inaccettabile da contrastare con tutte le forze».

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