Un piano di 3 anni per la lotta alla cimice asiatica e un fondo per gli agricoltori colpiti

La Regione Veneto finanzia una serie di azioni volte a contrastare gli insetti ‘esotici’ nocivi all’agricoltura, tra cui lo studio per un Fondo mutualistico per la frutticoltura, da realizzarsi in collaborazione con l’università di Padova

Cimice asiatica - Immagine di repertorio

La Regione Veneto finanzia un piano triennale di contrasto alla cimice asiatica e ad altri insetti ‘esotici’ nocivi all’agricoltura. L’assessore regionale all’Agricoltura Giuseppe Pan, dopo aver ottenuto il via libera della Giunta regionale, ha presentato ai rappresentanti del mondo agricolo, dei servizi di difesa fitosanitaria e dell’Università di Padova, contenuti e fasi applicative.

Il Piano, che può contare su una disponibilità fino a 4.5 milioni di euro di finanziamento nel triennio, prevede 5 azioni (che valgono complessivamente, per ora, circa 3 milioni di euro):

  1. ricerca e sperimentazione con l’Università di Padova (Dafne, il Dipartimento di Agronomia, Animali, Alimenti, Risorse Naturali e Ambiente) per individuare nuove tecniche più idonee di lotta alla cimice e altri insetti dannosi;
  2. lotta biologica per il contrasto alla cimice, tramite prove di rilascio di insetti antagonisti, da svolgersi in collaborazione con l’Università di Padova;
  3. network prevenzione fitosanitaria: è l’azione più complessa e articolata del Piano per uniformare il comportamento degli operatori agricoli nel territorio regionale soprattutto per quanto riguarda la difesa fitosanitaria. L’obiettivo è costituire una rete regionale permanente tra centri di formazione, tecnici e produttori;
  4. formazione e aggiornamento dei consulenti tecnici delle aziende agricole (Veneto Agricoltura è l’ente incaricato);
  5. studio per costituire un Fondo mutualistico per la frutticoltura, da realizzarsi in collaborazione con l’università di Padova (Contagraf, il Centro Interuniversitario di Contabilità e Gestione Agraria, Forestale ed Ambientale).

Il piano, oltre alla duplice convenzione con l’Università di Padova e alla formazione di un gruppo tecnico di lavoro, prevede la costituzione di un Tavolo regionale di monitoraggio per la verifica dei risultati.

«Con questo piano – spiega Pan – la Regione dà continuità e sistematicità agli interventi già messi in campo a partire dal 2017, ai primi riscontri dei danni causati dalla cimice asiatica: avvistata in Veneto nel 2016 e rapidamente diffusasi in tutto il territorio regionale, l’Halyomorpha Halys (questo il nome scientifico ndr) negli ultimi due anni ha aggredito diverse colture, dai seminativi alla frutta, qualificandosi come un pericoloso ‘fitofago del paesaggio’ e causando danni ai raccolti quantificabili nell’ordine di 80-100 milioni annui. Dopo aver promosso studi sperimentali con l’Università di Padova su diffusione della cimice e metodo di contrasto, e aver finanziato trappole, reti anti insetto e lanci sperimentali di vespe samurai, ora c’è un vero e proprio piano organico, frutto della collaborazione tra Regione, mondo produttivo e quello della ricerca scientifica ed economica».

A giugno si partirà in Veneto con i primi dei cento rilasci annuali programmati di ‘micro-vespe samurai’, piccolissimi imenotteri (max 2 millimetri di grandezza) che parassitizzano le uva della cimice, e con le sperimentazioni di altre specie di insetti autoctoni o ‘esotici’ che si stanno dimostrando efficaci nel controllo biologico. Il piano regionale prevede 106 siti di rilascio, in corridoi biologici o aree limitrofe ai frutteti, che andranno a coprire 380 mila ettari di frutteti..

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«Ma l’aspetto più innovativo del piano – sottolinea l’assessore – sta nella proposta di uno strumento per garantire il reddito degli agricoltori nei confronti dei danni causati da insetti ‘alieni’: di fronte alle gravi perdite subìte dai frutticoltori e dalle altre colture agricole e all’impossibilità di prevedere indennizzi pubblici diretti, stiamo studiando un fondo regionale di mutualità, supportato dalla Regione, da realizzarsi in collaborazione con i consorzi di difesa della colture. Se questo strumento otterrà l’adesione di almeno qualche centinaio di produttori, crediamo possa raggiungere i parametri di sostenibilità e fornire quindi un ‘ombrello’ finanziario che assicuri una riduzione del livello di rischio per le aziende agricole».

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