Cimice asiatica, un flagello: «Un altro anno così e tante aziende chiuderanno»

L'argomento è stato affrontato durante un affollatissimo incontro in Camera di Commercio: «La presenza di quasi 400 imprenditori qui oggi testimonia quanto sia sentito il problema che colpisce prevalentemente la media e bassa pianura scaligera»

E’ onnivora, ghiotta di frutta e semi, sverna al caldo infestando abitazioni e macchinari. La cimice asiatica è un vero è proprio flagello per le colture e le coltivazioni di tutti i tipi dato che schiude le uova ad aprile, si accoppia a maggio e colpisce fino all’arrivo del freddo. Si confida nella scoperta di insetti parassitoidi della cimice, autoctoni e alloctoni, tra cui la samurai wasp, ma gli studiosi prevedono un periodo di ricerca sugli effetti dell’introduzione di tali insetti di almeno un anno. Quindi anche per il prossimo anno l’unico sistema di difesa valido rimane il ricorso alle reti antigrandine e alle reti antinsetto.
Se ne è parlato in un affollatissimo incontro svoltosi in Camera di Commercio dedicato alla “Cimice asiatica e le produzioni agricole: aggiornamenti sulla ricerca e sulla difesa”. 
Una grave minaccia, «Verona rappresenta oltre il 60% della produzione ortofrutticola regionale ed è la terza provincia italiana per esportazioni. In quanto a produzione, è nella top five italiana per 16 prodotti ortofrutticoli. La presenza di quasi 400 imprenditori qui oggi testimonia quanto – ha commentato Claudio Valente, componente di Giunta della Camera di Commercio di Verona – sia sentito il problema che colpisce prevalentemente la media e bassa pianura scaligera. Un altro anno così ed alcune aziende, soprattutto le ortofrutticole saranno costrette a chiudere e tante, come quelle che producono soia, a convertire le produzioni. Chiediamo una forte attenzione alle istituzioni pubbliche».

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Difficile difendersi quindi, come hanno spiegato gli esperti intervenuti: Massimiliano Pasini del Centro studi Agrea, Alberto Pozzebon dell’Università degli studi di Padova e Luca Casoli del Consorzio Fitosanitario Provinciale di Modena.
Gli esperti sono stati tutti concordi nell’affermare che l’insetto preferisce i filari di bordura dei frutteti e che occorre controllare anche le siepi e il verde vicino, è attirato di più dalle piante a maggior fioritura, ha un'elevata mobilità.
Come difendersi? La stratega di intervento deve agire su più fronti, preparando difese attive, lotta integrata, e passive, reti anti insetto, prima che la cimice schiuda le uova ma dopo l’impollinazione. Ma come ha sottolineato Gabriele Zecchin dirigente Regione Veneto, Osservatorio regionale malattie delle piante, è fondamentale il monitoraggio continuo della presenza dell’insetto fatto nell’orario in cui è meno mobile, tra le quattro e le sei del mattino.

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