CIA Verona: «UE non tolga i dazi sul riso da Birmania e Cambogia»

L'eventualità che i prezzi scendano in picchiata, ribaltando l’esito molto favorevole della stagione 2019, preoccupa non poco gli Agricoltori Italiani veronesi

Immagine di repertorio

«L’Ue deve mantenere i dazi sulle importazioni di riso dalla Cambogia e Birmania». È l’appello di Cia-Agricoltori Italiani di Verona, che teme ripercussioni in seguito alle possibili decisioni della Commissione europea in merito all’imposizione di dazi sul riso proveniente dal Paese asiatico.

«La questione delle clausole di salvaguardia è un problema annoso, che vede sempre in prima linea l’agricoltura italiana e si basa sulle scelte dell’Unione europea – sottolinea Andrea Lavagnoli, presidente provinciale di Cia -. Oggi si parla di riso, prima di olio tunisino e prima ancora di grano dell’Ucraina. L’esito della partita è in mano al nostro governo, che invece sta effettuando delle scelte per assecondare gli interessi geopolitici dell’Europa. Come si dovrebbe procedere? Bisognerebbe prevedere che quando, con Paesi terzi, ci siano offerte che abbiamo come contropartita la clausola di salvaguardia, automaticamente dovrebbe essere pianificato e inserito un corrispettivo in agricoltura per quello che viene tolto alle aziende e alla loro produzione. Il resto sono tutti rimedi che vengono improntati con meccanismi molto farraginosi, che solo in parte rendono agli agricoltori quello che perdono sui prezzi e che alla lunga sono quasi sempre inefficaci».

Il timore degli agricoltori veronesi è che i prezzi scendano in picchiata, ribaltando l’esito molto favorevole della stagione 2019. Un’annata buona, grazie a un andamento climatico stagionale benigno, con una resa migliore di circa due punti rispetto al 2018, vale a dire tra i 58 e i 60 quintali all’ettaro. Anche come prezzi i risoni sono stati battuti a circa 5 euro in più rispetto allo scorso anno, cioè tra i 57 e i 58 euro a quintale. Ad avvantaggiare i risicoltori veronesi è stato anche il difficile andamento di regioni limitrofe, come la Lombardia e il Piemonte, che hanno visto parte delle coltivazioni compromesse dalle piogge del novembre scorso.

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