Agricoltura bersagliata dal maltempo: annata deludente per le fragole

«La produzione è in forte rallentamento a causa del freddo», ha detto Marta Turolla, direttore di Cia agricoltori italiani Verona, in merito alla situazione di questi frutti, colpiti anche dalla crisi di settore

Immagine di repertorio

«La grandine è durata 15 minuti ma è stata fitta e ha colpito pesantemente le foglie dei frutteti», ha sottolineato Andrea Lavagnoli, presidente di Cia Agricoltori Italiani Verona, dopo la seconda grandinata che ha colpito la provincia scaligera, causando danni sia nella fascia di pianura e colline del Basso lago, sia in quella che va verso Est, da San Bonifacio a Tregnago e Soave fino al confine di Vicenza
«Il danno è stato soprattutto per i vigneti della zona del Lugana, dove sono stati colpiti anche i germogli, in crescita e ancora teneri. Il bilancio è ancora da tracciare, ma si presume che si possa arrivare a perdite fino al 50 %. È un altro brutto colpo per l’agricoltura veronese, colpita di nuovo a una settimana dalla grandinata che ha danneggiato le colture del Basso Veronese, dalla soia al mais al frumento. La stagione parte male e questo freddo non aiuta, perché blocca lo sviluppo vegetativo delle piante e ritarda la maturazione dei frutti».

Sempre secodo la Cia Verona, l'annata sarebbe deludente anche per le fragole in provincia di Verona che, oltre alla crisi del settore, avrebbero risentito anche delle bizze del meteo, passato da un caldo da primavera anticipata a un clima autunnale a quasi metà maggio.

«La produzione è in forte rallentamento a causa del freddo – dice Marta Turolla, direttore di Cia agricoltori italiani Verona -. Una situazione climatica che aggrava il momento poco felice per il comparto. I prezzi sono medi e restano lontani dal riuscire a pagare i costi di produzione, che sono sempre maggiori. Basti pensare che il gas per refrigerare le celle è passato da un costo di 20 euro al litro a 120 euro al litro. I conti parlano da soli: per coltivare un ettaro di fragole, compreso il costo della manodopera, oggi servono circa 44 mila euro. Il mercato paga il prodotto, nei momenti migliori, 2.2 euro al chilogrammo. Quindi, anche producendo fragole di altissima qualità con quantità minori, circa 150 quintali a ettaro, al massimo oggi si può sperare di introitare 33 mila euro».

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Nel Veronese ci sono qualità dolci e saporite che offrono una quantità di prodotto più bassa, ma per ovviare alla mancanza di redditività l’orientamento è quello di puntare sulla quantità a scapito del gusto, per poter sopperire all’assenza di un’adeguata remunerazione che possa far quantomeno coprire all’azienda le spese di produzione: «Arrivando a una produzione di 220 quintali all’ettaro, le aziende agricole possono arrivare a 48.400 euro di guadagno, con un piccolo margine di ricavo, tolte le spese – spiega Turolla -. Purtroppo, alla lunga, il mercato punisce le produzioni con bassa qualità e ciò riporta il problema punto a capo, perché l’assenza di un valore aggiunto non ci dà la possibilità di competere con gli altri Paesi. Sarebbe ora di promuovere politiche di valorizzazione sui prodotti con più storia e più legati alla nostra tradizione culturale e territoriale, come appunto le fragole. Ma tutti i tentativi di certificazione si sono infranti a causa di divisioni e campanilismi e anche perché si è preferito privilegiare la promozione dei marchi aziendali. La strada da imboccare, se si vuole rivitalizzare il settore, è chiara: bisogna fare un prodotto di qualità e, attraverso il riconoscimento della certificazione, valorizzare il prezzo di vendita. Infine, se consideriamo che l’export sta scendendo anche verso Paesi come la Svizzera e la Germania, avremmo bisogno di ambasciate meno blasonate e più efficaci nell’individuare mercati o situazioni di nicchia in Paesi emergenti che facessero veicolare il nostro prodotto».

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