Confindustria Verona: «Produzione cresce, buone prospettive per fine anno»

«L’export è il valore aggiunto della nostra provincia, di fronte a un’economia italiana stagnante e una domanda interna bloccata contare su un’apertura internazionale diffusa è la forza di Verona», ha detto il presidente Michele Bauli

Michele Bauli, presidente di Confindustria Verona

Nel terzo trimestre del 2019 continua a crescere la produzione veronese, che registra un incremento tendenziale dell’1.47%. Ad affermarlo è Confindustria Verona, secondo la quale con una performance leggermente più bassa di quella evidenziata lo scorso trimestre (+1.64%), la produzione supera le previsioni (+1.39%) e il risultato registrato nel terzo trimestre del 2018 (+1.08%).
Positive le aspettative per fine anno, con un aumento stimato dell’1.49%.

La capacità produttiva è normale o soddisfacente per il 78% delle aziende, solo il 22% è insoddisfatto.
Si registrano segnali positivi per l’occupazione, che aumenta dell’1.16%, superando la performance sia del trimestre precedente (0.78%) che dell’anno scorso (+0.59%).

L’incertezza geoeconomica ha fatto ridurre la fiducia degli imprenditori nel terzo trimestre dell’anno; il peggioramento è più evidente nei confronti del mercato locale, meno verso quello internazionale. Nonostante questo clima di incertezza, le imprese veronesi continuano ad investire. È in aumento infatti il numero di aziende che dichiara di investire lo stesso capitale dell’anno scorso (59%) o di più (14%).

Aumenta il fatturato delle imprese di servizi, ma le previsioni per la fine dell’anno sono caute.

L’export è il valore aggiunto della nostra provincia, di fronte a un’economia italiana stagnante e una domanda interna bloccata contare su un’apertura internazionale diffusa è la forza di Verona - ha commentato Michele Bauli, Presidente di Confindustria Verona-. Certo è che l’export da solo non basta, il Paese ha bisogno di crescere, i consumi vanno incoraggiati e gli investimenti spinti. Purtroppo invece ci troviamo di fronte ad un Governo che stenta ad avviare una politica industriale seria.
Nella manovra di bilancio le imprese sono considerate più delle entità da cui attingere imposte invece di partner con cui dialogare per lo sviluppo del paese.

Con gli scenari internazionali in evoluzione infatti occorre un paese solido o almeno in ripresa alle spalle per non rischiare una nuova crisi economica.
La Germania infatti nella seconda metà dell’anno è in rallentamento e gli USA, che nel 3° trimestre hanno frenato al +1.9% annualizzato, sembrano diretti verso una politica protezionistica sempre più marcata che, se in un primo momento con i dazi sui prodotti cinesi, ci ha agevolato, in seguito potrebbe penalizzarci proprio su alcuni delle nostre produzioni migliori.
È come vivere in due realtà parallele con le imprese che nonostante tutto sono ottimiste con le previsioni per fine anno che danno la produzione ancora in crescita e un paese che sembra non voglia fidarsi della forza della propria economia.

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