Ciliegia veronese, raccolto falcidiato del 38% dalla Drosophila Suzukii

È quanto è emerso nell'incontro che si è tenuto in Camera di Commercio a Verona, al quale hanno partecipato i massimi esperti delle principali aree produttive del Nord Italia sul tema della “Criticità e prospettive della cerasicoltura nel Nordest”

Un Consorzio di Tutela, l’Igp e la collaborazione con i produttori delle altre province, per il dopo Drosophila Suzukii, che quest’anno ha falcidiato il raccolto del 38% ma ha un insetto antagonista che entro due o tre anni dovrebbe risolvere il problema. Ecco la ricetta per la rinascita della ciliegia veronese che vale sul mercato 20 milioni di euro e impiega 2mila addetti.
Per questo e anche per aggiornamenti sulle evoluzioni colturali, la Camera di Commercio di Verona ha chiamato a raccolta i massimi esperti delle principali aree produttive del Nord Italia, Verona, il Trentino e Vignola, sul tema della “Criticità e prospettive della cerasicoltura nel Nordest”.
Il convegno è stato moderato dal dirigente Area affari economici dell’ente, Riccardo Borghero, che ha anticipato «il primato dell'export di ortofrutta veronese nei primi nome mesi dell'anno: pur in calo del 5,5%, ha tenuto meglio di Bolzano e Bari superandole e divenendo la prima provincia esportatrice italiana di ortofrutta. Verona è la prima provincia del veneto per produzione di ciliegie e la terza in Italia nel 2017 la produzione è stata di 120.970 quintali, molto meno nel 2018, che ha registrato un calo del 38% per effetto della Drosophila».

«Per sviluppare una coltura che è di grande importanza per il reddito agricolo, maturando all’inizio della stagione e per l’ambiente – ha spiegato Claudio Valente, componente di Giunta della Camera di Commercio – occorre creare un Consorzio che riunisca le molte anime della ciliegia veronese che necessita di programmazione della scelta varietale, di tecniche di coltivazione più moderne, di ricerca e di promozione unica, magari in collaborazione con il Consorzio di Vignola e i produttori trentini. Per poi puntare sull’Igp, l’indicazione geografica protetta».

Come ha spiegato Enzo Gambin, direttore di Aipo, «la ciliegia veronese vale 20 milioni di euro sul mercato per 2mila addetti impiegati, 1850 ettari coltivati in collina, ma da 15 anni anche nella media pianura veronese».
Contro la Drosophila valgono gli stessi consigli della lotta alla cimice asiatica. «Sono caldamente consigliate le reti - afferma Walter Monari del Consorzio Ciliegia Vignola Igp, direttore del mercato ortofrutticolo di Vignola - ma sono importantissimi il monitoraggio e la raccolta tempestiva perché il moscerino aggredisce il frutto maturo».

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«Vale sempre – ha concluso Valente – la ricerca di presidi sanitari efficaci e sostenibili e occorrerebbe bloccare le importazioni da quei Paesi che utilizzano prodotti non consentiti dalla legge italiana perché nocivi alla salute».
Reti, sia quelle anti grandine che quelle anti insetto, dovrebbero essere inserite in un capitolo del Psr regionale ad hoc nel bilancio del Veneto. In attesa della diffusione degli insetti antagonisti del temibile moscerino, ci vorranno due o tre anni.

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