Dopo Maroni, anche Zaia vuole vietare il burqa in Veneto e scoppia la polemica

L'idea del governatore veneto ha trovato pareri contrastanti, tra chi dice che è sufficiente applicare le leggi che già esistono e chi invece la sostiene, affermando che voterà in suo favore non appena la legge sarà presentata

Sulla scia di ciò che fatto Roberto Maroni in Lombardia, anche il governatore veneto Luca Zaia intende bandire il burqa: "No al burqa dappertutto, il rispetto della religione è un'altra cosa e soprattutto no perché il burqa è la sublimazione della volontà di non integrarsi", riporta L'Arena. L'esponente della Lega Nord inoltre vorrebbe mettere al bando anche il niqab, che permette di nascondere il volto o parte di esso. 
Come riporta il giornale scaligero però, l'opposizione ha subito alzato la voce sul provvedimento giudicandolo propagandistico: "È sufficiente applicare la legge, senza fare tutto questo can can che rischia di essere anche controproducente - dice Silvia Salemi, consigliere veneto del Pd - Il tema della sicurezza va affrontato seriamente, applicando le leggi che esistono. Oltretutto, visto il numero di donne che si vedono in giro così abbigliate, mi sembra che si voglia alimentare ad arte un problema che non c'è". 
Le critiche arrivano anche dal Movimento 5 Stelle: "Concordiamo che si debba girare a volto scoperto, perché è la legge, oltre al buon senso, soprattutto oggi, a dirlo. Non capiamo però l'esigenza di questa sovrapposizione a qualcosa che già c'è, il testo unico di pubblica sicurezza che vieta di comparire in pubblico mascherati o con mezzi atti a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona in luogo pubblico, alla quale viene data ora una connotazione religiosa. Non vorremmo che con questo provvedimento fosse messo a rischio il carnevale". 
Il giornale scaligero poi riporta le successive dichiarazioini di Zaia, pronunciate a margine della presentazione del rapporto sul Prosecco a Solighetto: "Dobbiamo rispettare l'identità religiosa di chiunque, ma ci sono limiti che non si devono oltrepassare. Non si può accettare che ci siano persone, purtroppo donne e per fortuna pochissime sul nostro territorio, obbligate a girare con il burqa, se sotto ci fosse un terrorista nessuno lo riconoscerebbe". Dopodiché è il turno del consigliere leghista Alessandro Montagnoli: "La proposta di legge regionale l'ho sottoscritta anch'io, insieme ai colleghi della maggioranza e presto sarà portata al voto in aula. In tutti i luoghi pubblici ci si deve presentare a viso scoperto, è una questione di civiltà". 
Un'argomento che a quanto pare mette d'accordo anche i componenti della Lista Tosi, come lascia intendere Stefano Casali: "La voteremo senz'altro e se qualcuno vuol vivere secondo la sharia consulti il mappamondo e raggiunga quei luoghi dove potrà sentirsi più a suo agio. 
Di diversa opinione l'ex assessore alla Sanità, oggi presidente del Centro per il diritto alla salute, Roberto Buttura che vede invece un delirio e una gara "nella Lega a chi approva la delibera più discriminatoria, se non razzista. Anni fa, in Veneto venne proposto di schedare i musulmani che si rivolgevano al Pronto soccorso. Adesso la delibera che stabilisce come una donna si debba vestire per ricevere cure, il diritto alla salute è per tutti, non si può cercare il consenso in questa maniera. E mentre la politica si diverte con queste assurdità la sanità pubblica scivola sempre più verso il privato. Il prelievo fiscale non basta più, il cittadino deve pagare le prestazioni due volte. Ma ci si preoccupa del burqa". 

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