Verona, violenta la figlia di 13 anni. Giudice condanna ma l'aula è vuota e lui introvabile

L'orrore nella casa del padre, da poco separato dalla consorte. La ragazzina si è tenuta tutto dentro per tre anni. Poi lo sfogo davanti a mamma e le indagini. Da tempo però nessuno ha più sue notizia

Condannato a otto anni per aver violentato la figlia di 13. E' stato l'esito del processo a carico di un padre di 44 anni, residente in un paese del Garda. Il giudice Sandro Sperandio ha accolto le richieste del pm Gennaro Ottaviano, arrivando alla sentenza e alla formulazione della pena. L'imputato, tuttavia, è irreperibile. Nell'aula del tribunale non si è presentato perché "irreperibile da anni" e quindi è molto difficile che si presenti spontaneamente per farsi il carcere. Nel 2012 era uscito di galera dopo aver scontato una pena per altri reati. E da allora non si più nulla di lui. "Introvabile": lo riportano le carte processuali e davanti alle toghe giudicanti c'era solo il suo avvocato. La Procura, all'epoca dei fatti, aveva richiesto l'arresto ma il giudice per le indagini preliminari aveva deciso di negare l'autorizzazione: i fatti riportati dalla ragazzini dovevano essere vagliati e le contraddizioni nei suoi racconti erano molte.

La ragazzina, nel 2008, aveva 13 anni. Ha deciso di raccontare il suo incubo tre anni dopo, alla madre, durante un colloquio nel quale il genitore cercava di capire cosa non andasse in lei. Voti brutti a scuola, tristezza onnipresente nel volto della giovanissima. A poco a poco è emerso l'orrore vissuto nella nuova casa del papà, sulla sponda veronese del Garda. Lui, comasco d'origine, si era separato dalla consorte, aveva trovato una nuova compagna, e da quel momento erano scattati i trasferimenti della bambina da un'abitazione all'altra. La violenza sarebbe avvenuta un pomeriggio in casa, mentre erano soli. Ogni rapporto con il genitore poi sarebbe stato tagliato. La madre, preoccupata per gli sbalzi d'umore della 13enne, aveva tentato più volte di capire dove stava il problema. Fino a quel giorno, nel 2011, quando lo sfogo si era trasformato in racconto e poi in dramma. La donna si era così rivolta ai carabinieri che avevano dato il via alle indagini.

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