Verona, al Vinitaly l'Hellas dello scudetto 1985 brinda e si racconta: "Tanta umiltà nella nostra impresa"

Capitan Roberto Tricella ha ricordato come "grazie a un gruppo di persone molto diverse ma estremamente intelligenti si è creata l'alchimia giusta per un risultato storico. Il video nei padiglioni di Veronafiere

L'Hllas Verona dello scudetto al Vinitaly col presidente della Regione Luca Zaia

Un brindisi di ricordi, di orgoglio e di speranze, nello spazio della Regione del Veneto, ha salutato a Vinitaly il grande Hellas Verona, che nel 1985 vinse lo scudetto segnando anche senza scarpe. In quell'anno, l'ultimo degli arbitri di Serie A estratti a sorte, non ci fu storia e l'Hellas Verona conquistò lo scudetto una partita prima della fine del campionato. Oggi il nuovo Hellas sta risalendo la china che aveva disceso gli scorsi anni e l'incontro con tutto il Veneto dell'enologia è stato quasi un rito propiziatorio per una nuova serie di successi al più alto livello.

Tricella, Fanna, Sacchetti, l'allenatore Bagnoli, sono nomi che non hanno bisogno di presentazioni per gli amanti del calcio e per Verona, la cui squadra non faceva parte del numero ristretto di team blasonati e dai grandi budget,  ma vinse, con grande umiltà e tanta sportività e soprattutto gioco in campo bello, divertente, efficace. Dopo il forfait di mister Bagnoli, impossibilitato da un problema fisico, è toccato a Emiliano Mascetti, incalzato dalle domande del giornalista della Gazzetta dello Sport Antonello Capone, raccontare come era stata costruita quella squadra, a cominciare dalle scelte dei due stranieri che si sono rivelate vincenti. Sul tedesco Briegel: “Tutti mi dicevano che era rotto, era finito, eppure io lo guardavo e mi sembrava che corresse più dei ragazzini”. E' una storia anche di compromessi, perché il raccolto dell'Hellas è quello di una società virtuosa, che ogni anno vendeva due giocatori per restare in regola con i conti, e ciononostante riusciva a confermarsi ad altissimi livelli. 

Capitan Roberto Tricella ricorda come “grazie a un gruppo di persone molto diverse ma estremamente intelligenti si è creata l'alchimia giusta per un risultato storico, in cui abbiamo saputo sopperire alla mancanza di grandi nomi con un collettivo che è andato oltre le sue singole capacità”. Una squadra non proprio di giovanissimi: “non condivido tutto il parlare che si fa in questo periodo di far giocare i più giovani, di creare delle regole che obbligano i tecnici a farli giocare: in campo ci deve andare chi è  più in forma, senza scelte a priori.”

Non è mancata la considerazione che, pur a trent'anni di distanza, ci sono cose che non cambiano mai, come racconta Pietro Fanna, altro simbolo dell'Hellas: “eravamo la squadra degli scarti delle grandi società eppure abbiamo saputo dare qualcosa di più. Anzi abbiamo meritato di vincere doppiamente, non solo per le nostre prestazioni, ma perché già allora nei confronti della Juve gli arbitri avevano un occhio di riguardo”. Tanti i tifosi accorsi per rivedere quei campioni, a sorpresa anche molti giovanissimi che, pur non avendo vissuto direttamente quel successo, sono cresciuti nei racconti di quell'impresa epica. “Ci hanno regalato un sogno – chiude l'assessore all'agricoltura della regione del Veneto -  “una memoria collettiva di cui possiamo andare fieri e che possiamo raccontare ai nostri figli.”

E l'amore della città di Verona per i suoi campioni è ricambiato: tanti infatti hanno scelto la città per stabilirvisi anche a fine carriera.

IL GRANDE HELLAS VERONA DELLO SCUDETTO 1985 A VINITALY

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