Verona, uccise a coltellate la ex ragazza: Ciccolini sceglie il rito abbreviato. Sconto di un terzo di pena

Processo rinviato ad ottobre. L'omicidio risale al 9 agosto 2013, quando il 46enne avvocato veronese aveva colpito a morte Lucia Bellucci di 31 anni. I carabinieri avevano ritrovato il suo corpo nell'auto di lui

L'avvocato veronese Vittorio Ciccolini e Lucia Bellucci, sua ex ragazza

Uccise la sua ex ragazza ad agosto con alcune coltellate al petto dopo aver tentato di strangolarla. Dopo aver consumato con lei un ultima cena in un ristorante del posto, l'aveva portata in una strada buia della montagna che circonda Madonna di Campiglio, in Val Rendena (Trento). Lì, fuori di se' l'avrebbe colpita, ferendola a morte, con una baionetta acquistata in un negozio del centro storico di Verona. Per l'avvocato veronese Vittorio Ciccolini il processo per l'omicidio di Lucia Bellucci si svolgerà tramite la procedura del rito abbreviato. Previsto dal Codice penale, è un rito speciale con il quale il legale, reo confesso, eviterà il dibattimento e nella eventuale sentenza di condanna, la pena potrebbe essere ridotta di un terzo. Salvo in caso di ergastolo: in quel frangente la pena sarebbe ridotta invece a trent'anni di reclusione.

E' quanto è emerso giovedì, durante l'udienza preliminare che si è tenuta a Trento davanti al giudice Carlo Ancona. L'omicidio risale al 9 agosto 2013, quando Ciccolini, 46 anni, aveva accoltellato la sua ex ragazza di 31 anni. I carabinieri di Verona avevano ritrovato il suo corpo nell'auto di lui, nel garage di casa a Borgo Roma.

Il processo è stato così rinviato all'8 ottobre, anche per permettere la valutazione della consistenza del risarcimento offerto alla madre della vittima, che sarebbe intorno ai 200mila euro. La somma potrebbe derivare dalla vendita di una casa e di un terreno di proprietà di Ciccolini, più alcune somme in denaro a cui contribuirebbero parenti e amici di lui. A rappresentarlo in aula a Trento, i suoi legali Umberto de Luca, Marco Stefenelli e Cristina Ciurli. Era presente anche la madre della vittima, residente nella provincia di Pesaro. "Mia figlia non tornerà mai più - ha detto - e vorrei solo giustizia, ma sembra che qua... E da Ciccolini non ho mai avuto richieste di perdono".


COLPO DI SCENA -  Risale a fine gennaio, invece la scoperta a dir poco “sbalorditiva” che, nonostante non tolga nulla all’efferato omicidio messo in atto dal 45enne, aveva destabilizzato. Sarebbe stato il cane di una veronese, a passeggio su lungadige Attiraglio, a ritrovare i documenti appartenenti a Vittorio Ciccolini: carta d’identità e due carte di credito. Più un romanzo “profetico” e inquietante.

La ragazza marchigiana era stata assunta in un hotel in qualità di estetista e aveva consumato l’ultima cena con Ciccolini, che era andato a trovarla per supplicarla di rimettersi con lui. Non c'era riuscito e l'esito sarebbe stato dunque tragico. I documenti ritrovati in riva all'Adige rappresentano già di per se' un mistero: sono comparsi dal nulla, in buono stato, e potrebbero provare che l'uomo stesse meditando il suicidio dopo aver ucciso la ex. Tutto sequestrato e sotto la tutela della Procura di Trento che starebbe facendo partire le analisi.

IL PROCESSO - Il pm Maria Colpani aveva già avanzato due aggravanti, probabilmente mettendo in difficoltà i difensori di Ciccolini. Da un lato era stato contestato il tasso alcolemico risultato dal sangue di Lucia: 1,81 grammi per litro, sufficienti ad annebbiarle la mente e ad ostacolarle movimenti e reazioni. In più avrebbe premeditato di portarla in un a stradina nascosta, avvolta nel buio, dove lei non avrebbe potuto chiedere aiuto a nessuno. Una seconda aggravante, arrivata da una sentenza della Cassazione, risulta essere quella della “possessività”, piuttosto che la gelosia.

“Ciccolini avrebbe ucciso proprio perché Lucia Bellucci aveva deciso di chiudere la relazione ed era, quindi, colpevole di insubordinazione nei suoi confronti e della sua volontà di possesso”

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