Verona, "stipendi d'oro ad Acque Veronesi". Attacco a più voci: "Costi alti e disservizi. Dimissioni"

La pubblicazione degli stipendi dei dirigenti provoca la bufera ai piani alti dell'azienda pubblica che si occupa della rete idrica in molti Comuni del Veronese. Il presidente Mariotti: "Cambiamenti già avviati"

Il presidente di Acque Veronesi, Massimo Mariotti

Fuoco e fiamme contro Acque Veronesi, dopo la pubblicazione degli stipendi dei suoi dirigenti. L’attacco avviene da più parti e in alcuni casi mira in alto: le dimissioni del presidente Massimo Mariotti. Come ha chiesto il consigliere regionale di Futuro Popolare, Stefano Valdegamberi: “Da che mondo è mondo gli stipendi dei direttori delle aziende, pubbliche o private che siano, li decidono i Consigli di amministrazione, che possono stabilirne l'entità visto che hanno per legge un ampio margine discrezionale. E' quindi fuorviante dire che in Acque Veronesi sono stati applicati i livelli dettati dai contratti nazionali, affermando che non era possibile fare altrimenti. Se non è in grado di far risparmiare l'azienda di cui è a capo il presidente Mariotti farebbe meglio a dimettersi”. Con le norme sulla trasparenza, gli enti pubblici sono soggetti alla pubblicazione periodica dei compensi dei propri dirigenti. E ovviamente non fa eccezione Acque Veronesi che è società a capitale interamente pubblico. Così sono stati svelati gli stipendi: il direttore generale, Francesco Berton percepisce 242mila e 558 euro lordi. Altri 107mila e 710 annui vanno invece al direttore operativo, direttore tecnico, il dirigente amministrativo e finanziario, quello per i servizi e il marketing e quello che gestisce la depurazione. In tutto, come spiegano i quotidiani locali, 800mila euro a bilancio dell’azienda andrebbero ogni anno per sei compensi. senza contare quindi gli stipendi di altri dipendenti. Il presidente Mariotti (di cui si parla di uno stipendio di 36mila euro più 9mila e 545 di rimborsi spesa) ha subito replicato, sulle pagine de L'Arena:

"Non è una novità che nel pubblico impiego gli stipendi dei dirigenti siano sproporzionati. Noi abbiamo ereditato questo organigramma, inclusi i dirigenti e i quadri dell'azienda, e l'unica cosa che possiamo fare per ridurre i costi è valorizzare il personale interno, evitando il ricorso a esternalizzazioni: come nuovo Cda, dal 2012, abbiamo già avviato un processo di riorganizzazione, bloccando il turn over e incentivando i prepensionamenti".

Ma Valdegamberi non accetta: “Se lo stipendio è stabilito in base ad ordini che vengono dall’esterno - spiega Valdegamberi - Mariotti farebbe meglio a dire da parte di chi. Acque Veronesi dovrebbe anche rendere noti i curriculum dei propri dirigenti. Ritengo infatti che sarebbe utile sapere quanti di loro sono laureati o sono arrivati in Acque Veronesi dopo aver fatto esperienze importanti in realtà analoghe. Anche nel più piccolo dei Comuni per assumere ruoli da impiegati apicali, che vengono pagati decisamente meno dei manager di Acque Veronesi, serve una laurea. Non credo che in Acque Veronesi le cose stiano così…”. E sulle pagine del Corriere Veneto ad alzare la voce è stato anche Giovanni Miozzi, presidente della Provincia di Verona e sindaco di Isola della Scala. Miozzi contesta gli “alti costi e i molti disservizi”.

“Un'azienda mal gestita, un autentico bidone. Parlo da sindaco di Isola della Scala e mi confronto con tanti miei colleghi: non c'è n'è uno che a proposito di Acque Veronesi non si metta le mani nei capelli. Disorganizzazione, niente progetti: potremmo chiamarla Acque Calabresi, perché solo in Calabria si vedono aziende gestite così male”

Non ci si ferma comunque qui, anzi. In Consiglio provinciale i malumori sugli “stipendi d’oro” si sono fatti sentire anche dai capigruppo. Una nota bipartisan di Pd, Pdl, Idv e Udc ha attaccato la presunta mancanza di responsabilità sugli enti pubblici. Un discorso generale che comunque si insidia evidentemente nella polemica con Acque Veronesi.

“A distanza di quasi vent'anni abbiamo dirigenti pubblici che, con le dovute eccezioni, non rispondono quasi mai per gli errori commessi, sono praticamente "inamovibili" ma guadagnano come o forse più di quelli del settore privato. Lavoreremo affinché si stabiliscano tetti massimi alle retribuzioni, ai premi di produttività e ai benefit, con la salvaguardia del merito”

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