Spaccio nei bar della Valpolicella: tre arresti, mezzo etto di coca sequestrata e locale chiuso. I proprietari annunciano il ricorso

Operazioni antidroga dei carabinieri di Sant'Ambrogio con appostamenti da gennaio: beccati un 39enne, un 43enne e un 52enne. Il questore dispone la sospensione per una settimana. Sigilli sulla porta

Tre arresti e apposizione dei sigilli a un esercizio pubblico. È il bilancio complessivo di una serie di indagini antidroga condotte dai carabinieri di Sant’Ambrogio di Valpolicella per contrastare il fenomeno dello spaccio dentro locali pubblici della Valpolicella. L’operazione, iniziata agli inizi nel 2015 con numerosi appostamenti e supportata anche da segnalazioni e testimonianze di cittadini, il 5 febbraio consentiva di arrestare un 39enne del posto, sorpreso all’interno del “Gala caffè” di Sant’Ambrogio di Valpolicella con 4 grammi di cocaina.

Nel proseguimento dell’attività, il 20 febbraio, vicino a un locale pubblico di Pescantina, i carabinieri hanno bloccato un’altra attività di vendita al dettaglio di droga, arrestando in flagranza di reato un 52enne di Pescantina e un 43enne di origine albanese residente a Lugagnano. Le perquisizioni, in particolare, hanno permesso di rinvenire e sequestrare complessivamente 20 dosi di cocaina (53 grammi) e 680 euro in contanti. Sarebbero stati numerosi gli episodi di spaccio avvenuti nelle vicinanze degli esercizi pubblici monitorati.

A coronamento di tutta l’attività svolta i carabinieri di Sant’Ambrogio di Valpolicella, dopo aver documentato l’abituale presenza all’interno del “Gala caffè” di persone gravate da precedenti penali e di polizia, e in particolare di soggetti dediti allo spaccio e assunzione di sostanze stupefacenti, nel corso della mattinata di mercoledì hanno dato esecuzione all’ordine del questore di sospensione per 7 giorni dell’autorizzazione per la somministrazione di alimenti e bevande (art. 100 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza), apponendo i sigilli sulle porte del bar.

Riceviamo e pubblichiamo la richiesta di rettifica: 

"Gentili signori, come certamente Vi è noto, oppure come certamente dovreste sapere, il provvedimento di chiusura di un bar in base al TULPS (acronimo di testo unico leggi pubblica sicurezza) è adottato dal Questore con amplissima discrezionalità. E senza che l'interessato possa esporre le proprie ragioni.

Stupisce molto, però, che il Vostro giornale, al pari di altro, abbia acriticamente riportato la notizia della chiusura del bar, dando fede solamente alla nota dei carabinieri, senza in nessun modo preoccuparsi di "sentire l'altra campana" ovvero chi il bar lo gestisce e vi lavora. Nonostante Voi lo neghiate, è evidente che non vi siete preoccupati di sentire tale versione, e così facendo avete diffuso un articolo incompleto, potenzialmente e concretamente lesivo dell'immagine del bar in questione.

Il giornalista, è dato di esperienza comune, deve sentire tutte le versioni e dare alla stampa un articolo neutro, che riporta le versioni di entrambe (e non di una sola) le parti della vicenda, di modo che sia il lettore a farsi, autonomamente, un'idea della vicenda.

Se l'aveste fatto, avreste scoperto che all'interno del bar nessun episodio di spaccio è mai avvenuto, come confermano tutti i dati oggettivi, e che avverso l'ingiusto provvedimento verrà proposto, nelle forme e nei termini di legge ricorso nelle sedi competenti, ovviamente con richiesta di risarcimento danni.

Mai,infatti, vi son stati episodi di spaccio nel locale, mai nessuno è stato arrestato all'interno del locale, mai si son verificate nel bar le vicende da Voi descritte.

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L'aver redatto, invece, come da Voi fatto un articolo dal taglio fortemente colpevolista nei confronti del locale in questione, identificato e "sputtanato" (non mi vien termine migliore) con l'indicazione del paese e del nome dell'esercizio senza aver dato conto che avverso l'ingiusto provvedimento verrà proposto ricorso (e proprio il fatto che non l'abbiate scritto, perchè nulla avete chiesto ai titolari del bar su ciò, evidenzia, purtroppo ancora una volta, che avete sentito solo una campana) rappresenta un modo di far giornalismo assolutamente parziale e, secondo lamia opinione, contrario ai canoni che un giornalista dovrebbe sempre seguire".

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