Verona, dalla Siria al Catullo: atterrano altri 174 profughi. 15 accolti in città: "Via accertamenti sanitari"

Già si pensa però al prossimo atterraggio, per il quale dovranno essere costituiti gli "hub" nei dintorni degli aeroporti prescelti durante il Tavolo sull'imigrazione convocato tra le Prefetture e le Province del Veneto

Da più parti avevano sancito lo “stop” all’accoglienza. “Non ci sono più posti”, “bisogna guardare alla sicurezza e all’emergenza sanitaria eventuale”, “la città non può sopportare arrivi così massicci”, era stato detto. Ma nelle scorse ore all’aeroporto “Catullo” di Villafranca sono arrivati in 174. Profughi in arrivo dalla Siria, che cercano riparo dalle guerre che stanno distruggendo il loro Paese. Dell’ultimo folto gruppo di rifugiati, almeno 15 sono state affidate alle associazioni di accoglienza cittadine che già sono organizzate per ospitare stranieri. Secondo il Corriere Veneto, andranno all’ostello della gioventù, in una delle strutture di “Casa Betania” e a “Casa Aquiloni Onlus”. Gli altri saranno divisi nelle varie province: 38 a Padova, 27 andranno nel Vicentino, 15 a Venezia, 10 a Rovigo, 9 a Belluno.

Già si pensa però al prossimo atterraggio, per il quale dovranno essere costituiti gli “hub” nei dintorni degli aeroporti prescelti durante il Tavolo sull’imigrazione convocato tra le Prefetture e le Province del Veneto. Si mira a gestire punti di raccolta e prima accoglienza nel Veneziano (caserme dismesse di Ceggia, Meolo, Caorle), a Treviso (la caserma Maset in località Codognè), e la caserma di Abano, in provincia di Padova. La soluzione prevedeva inizialmente anche Verona ma dalle istituzioni scaligere è emerso che città e provincia non sono più in grado di sostenere arrivi così importanti.

"A VERONA NON CI SARA' ALCUN CENTRO DI SMISTAMENTO"

Lo stesso sindaco Flavio Tosi aveva dichiarato che “Diremo di no ad arrivi massicci di extracomunitari che richiedono lo status di profughi perché Verona, per le sue dimensioni, non potrebbe sopportarlo. Il tema dell'accoglienza dei richiedenti asilo è tornato prepotentemente di attualità e desta le preoccupazioni di tutti. Finora a Verona l'accoglienza è stata gestita in modo corretto e sostenibile, dal momento che ci si è occupati di poche decine di persone alla volta, in maniera sopportabile, quindi, rispetto alle dimensioni della nostra città. Verona ha una capacità di accoglienza limitata per quanto riguarda il numero, per questo ci opporremo a insediamenti più numerosi che creerebbero disagi e preoccupazione fra la popolazione”. Spiega inoltre il Corriere Veneto che

Come aveva già specificato nei giorni scorsi il prefetto Domenico Cuttaia, infatti, gli stabili sono spesso inutilizzabili. Ma nei cortili potranno essere allestite delle «tendopoli». Un’ipotesi, questa, che non piace ai sindaci e in alcuni casi li mette anche in allarme, come è accaduto nei giorni scorsi con Luca Claudio, sindaco di Abano: «La nostra è una città turistica che ne risentirebbe- aveva detto - non possiamo permetterci di compromettere l’offerta turistica»

E sulla questione è intervenuto ieri sera anche il presidente della Regione Luca Zaia: «Roma continua a trattarci come una colonia - ha detto - scaricando sui nostri territori le sue inefficienze senza tener conto delle carenze logistiche dei comuni già alle prese con l’impossibilità di dare risposte ai veneti. Uno sforzo inutile visto che la maggior parte dei profughi, come sempre, scomparirà senza lasciare tracce».

VACCINAZIONI PER TUTTI - Intanto la Commissione tecnica di esperti, istituita nell’ambito del decreto con il quale il presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, ha fatto attivare un approfondito controllo igienico-sanitario sui siti ospitanti e sui migranti arrivati nell’ambito dell’operazione "Mare Nostrum", si è già riunita ed ha definito i protocolli operativi attraverso i quali attuare le disposizioni contenute nel decreto stesso.

“Siamo già pronti a partire – sottolinea Zaia – prima di tutto con una task force che verifichi l’idoneità, la salubrità e l’igiene dei siti di accoglienza, perché con la confusione che regna a livello nazionale, nessuno si preoccupa di questo aspetto, che invece è fondamentale sia dal punto di vista sanitario che da quello del rispetto della dignità delle persone, che Mare Nostrum tiene in considerazione decisamente più nelle parole che nei fatti. Abbiamo anche il dovere di tutelare prima di tutto i cittadini Veneti e i volontari rispetto ai rischi igienico sanitari di un’operazione gestita dal Governo in maniera dilettantistica, improvvisata e caotica, senza la benché minima attenzione a quello che succede e potrebbe succedere sui territori. Ma tuteliamo al contempo la salute dei migranti, realizzando anche una grande operazione di prevenzione rispetto al rischio del rinfocolarsi di malattie qui debellate da tempo. Almeno la salute pubblica va salvaguardata e messa al riparo dalla disorganizzazione nazionale con un vero e proprio piano di prevenzione e cura,dove necessario”.

Le modalità operative individuate dalla Commissione Tecnica regionale, guidata dal Direttore del Servizio Igiene e Sanità Pubblica dell’Ulss 12 Veneziana Vittorio Selle, riguardano i siti di accoglienza e gli aspetti collegati alla salute dei migranti e alla prevenzione della diffusione di patologie trasmissibili.

Una volta informati dell’attivazione di un sito, da parte della Prefettura o del Comune interessato, i sanitari compiranno un sopralluogo alla struttura per verificarne l’idoneità e le condizioni igieniche, verificando in seguito anche le condizioni di igiene mantenute dopo l’arrivo dei migranti e segnaleranno eventuali problemi alle autorità competenti, a cominciare dalla direzione strategica della propria Ulss e dagli uffici della sanità regionale.

Per quanto riguarda le persone, è stato individuato un set da applicare in maniera omogenea. Non appena insediati i migranti, i referenti e i mediatori culturali saranno invitati ad accompagnare le singole persone presso gli ambulatori dell’Ulss, dove verrà effettuata una visita generale, la profilassi se necessaria, la vaccinazione rispetto alle patologie già note che non vengono trattate nei Paesi di provenienza. Al termine verrà rilasciato un certificato medico che attesterà il tutto e che potrà essere usato anche nei futuri spostamenti dei migranti. Qualora venissero rilevate patologie che necessitano di valutazione specialistica, la persona in questione verrà affidata ai professionisti specifici. Qualora i migranti o alcuni di loro non venissero accompagnati alla visita, saranno i sanitari a recarsi nella struttura di accoglienza per effettuarla. La sorveglianza si concentrerà in particolare su tutte le malattie trasmissibili, a cominciare dalla tubercolosi, una patologia molto diffusa nei Paesi d’origine per procedere, se necessario, alla bonifica sanitaria dei focolai infettivi.

Ai bambini sarà garantita l’assistenza pediatrica, ivi compresa la profilassi vaccinale, così come le necessarie attenzioni saranno rivolte alle donne in gravidanza.

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