Verona, scandalo Agec: processo alle porte. In quattro si preparano al patteggiamento

I dipendenti che avrebbero partecipato alle commissioni per le assegnazioni degli appalti starebbero raggiungendo accordi con il pm titolare dell'inchiesta. Il direttore Tartaglia e i dirigenti vanno a dibattimento

La sede Agec a Verona

Processo da iniziare il 21 febbraio, per lo scandalo Agec. E almeno quattro imputati potrebbero defilarsi dal dibattimento tradizionale, dato che potrebbero chiedere il patteggiamento. Si tratta di Girgia Cona, Alessia Confente, Davide Dusi e Giovanni Bianchi, tutti dipendenti dell’azienda comunale che a Verona gestisce edifici comunali, farmacie, mense scolastiche e cimiteri. Nelle carte dell’inchiesta firmata dal pm Gennaro Ottaviano figurano come i componenti della commissione chiamata a decidere sull’assegnazione degli appalti 2013-2016 per la refezione dei bimbi nelle scuole elementari. Non si esclude, secondo quanto spiega L’Arena, che una quinta imputata, la dirigente Luisa Fasoli, possa ricorrere al rito abbreviati, patteggiando con il sostituto procuratore Ottaviano. In definitiva, per loro cinque, prima arrestati, poi messi ai domiciliari e ora con obbligo di firma, l’ipotesi di reato è turbativa d’asta, falsità in atti pubblici e rivelazione di segreto d’ufficio.

Non ci sta a patteggiare la personalità più importante dell’Agec finita nell’occhio del ciclone, il direttore generale Sandro Tartaglia. Avrebbe già deciso di presentarsi davanti al collegio dei giudici per difendersi, così come la responsabile dell’Ufficio legale, Francesca Tagliaferro, il dirigente dei Servizi istituzionali, Stefano Campedelli, e l’imprenditore Martin Klapfer.

FATTI CONTESTATI - Secondo quanto emerso, la scelta di andare a dibattimento, per loro, sarebbe quasi obbligata. Perché per i dipendenti i fatti contestati si riferiscono ad un solo appalto, da 28 milioni di euro, vinto dalla rete d’imprese Serenissima-Euroristorazione. Per il direttore generale e i dirigenti i fatto contestati si riferiscono anche al triennio 2010-2013: un appalto da 2,5 milioni andato poi alla Velox Servizi srl. Di turbativa d’asta, rivelazione di segreti e falsità in atti sono accusati tutti gli imputati tranne Klapfer, mentre per il solo Tartaglia e lo stesso imprenditore era arrivata l’accusa di corruzione per la vendita del 70% di Fondo Frugose.

IN CONSIGLIO COMUNALE - Alza il tiro della polemica, il capogruppo Pd in Consiglio comunale, Michele Bertucco: "L'intenzione di patteggiare da parte dei dipendenti Agec porta nella direzione di un'assunzione di responsabilità che, se confermata, non potrà essere ignorata dalla politica né dall'amministrazione in carica. Tosi non potrà allora cavarsela, come ha fatto fino ad ora, puntando il dito contro il male italico di 'fare le sentenze prima dei processi. Tale ammissione, infatti, sarebbe indicativa del fatto che il male, e il marcio, è dentro questa amministrazione e non fuori. Ci aspettiamo dunque da parte del sindaco un atteggiamento più collaborativo verso le richieste di trasparenza che le opposizioni vorranno avanzare su questo e sugli altri temi oggetto di svariate indagini della magistratura, mettendo in atto i necessari correttivi ad un'azione amministrativa che ad oggi sta spingendo il Comune di Verona verso una pericolosa deriva".

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