Verona, salta l'accordo tra Comune e Provincia per il trasporto pubblico: gestione locale a rischio

Si cercava intesa anche con il Comune di Legnago per la nascita dell'ente di bacino. Da Palazzo Barbieri, però, non sarebbe arrivata la "concessione" di due dipendenti a tempo pieno. Possibile una gara che potrebbe far entrare società private

Il diettore generale di Atv, Stefano Zaninelli (a sinistra), con il sindaco Flavio Tosi (al centro9 e l'assessore alla Mobilità di Verona, Enrico Corsi

Allarme sulla gestione del trasporto pubblico in tutta il Veronese. Non si sarebbe raggiunto infatti l’accordo tra la Provincia e il Comune. Alla base ci sarebbe l’impiego di due dipendenti che Palazzo Barbieri non “concede”. Il patto siglato inizialmente prevedeva che il Comune li mettesse a disposizione dell’ente di bacino creato appositamente su impulso della Regione assieme ad un fondo spese di 100mila euro. Il documento prevede infatti che Verona metta a disposizione della Provincia, per l’esercizio delle funzioni di ente governo del bacino territoriale veronese, i programmi informatici nonché le basi dati e cartografiche, due addetti full time, tutte le informazioni e la documentazione necessaria per l’esercizio delle funzioni e delle attività delegate. Secondo la delibera approvata in Consiglio, inoltre, la convenzione dovrà precisare che la Regione Veneto corrisponderà le risorse finanziarie assegnate per i servizi minimi direttamente ai singoli enti locali convenzionati e che il Comune di Verona e il Comune di Legnago si obbligano a trasferire le somme percepite alla Provincia di Verona.

Poi è arrivato l’inghippo. Il direttore generale del Comune e il segretario generale della Provincia si erano intesi sul documento ma in Provincia sarebbe arrivato un testo diverso da quello iniziale che prevedeva un ritardo di qualche giorno rispetto alla scadenza prevista dalla Provincia e nel quale non si faceva alcun riferimento ai dipendenti. Spiega il segretario provinciale, Giuseppe Giuliano, sulle pagine del Corriere Veneto, che

Ci è stato spiegato che per farlo bisognava prima ottenere il consenso dei lavoratori interessati ad essere ‘”comandati” nel nuovo posto di lavoro. E la giunta provinciale – aggiunge Giuliano – si è messa un po’ in allarme: senza quell’apporto di personale, infatti, non si può garantire l’operatività del bacino».

Non si tratterebbe comunque “solo” di un problema di natura burocratica: la Provincia nel frattempo ha messo in liquidazione l’Aptv, società che gestisce il 50% delle quote della Provincia in Atv (l’altra metà è del Comune, per Amt). Lunedì scorso sarebbe scaduto il termine per presentarsi al liquidatore e ora si dovrà fare una gara d’appalto per affidare le quote del 50% di Atv, la grande società di trasporto che gestisce tutto il trasporto veronese, urbano ed extraurbano. Continua il quotidiano locale spiegando che

finora si pensava ad indire una gara a «doppio oggetto» gestita però da Verona: una gara a due volti, per la cessione provvisoria sia delle quote (non tutte ma il 40%) che del servizio. Senza che venga costituito l’ente di bacino, però, questo non sembra essere possibile. E la gara, a questo punto, rischia di dover essere indetta (e gestita) dalla Regione. Con la possibilità che arrivi magari un privato a pigliarsi sia le quote societarie sia il servizio: termine con cui s’intende tutto il servizio, compreso quel filobus che con tanta fatica si sta tentando di realizzare a Verona.

Il pericolo, insomma, è che arrivino gestori e società esterne a Verona che potrebbero non “confermare tutti i benefici previsti per il territorio dal trasporto pubblico” come ha segnalato l’assessore provinciale ai Trasporti, Gualtiero Mazzi. A rimetterci, nel peggiore dei casi, sarebbe anche il filobus, che pochi giorni fa ha avuto finalmente il via libera anche dal Cipe. A settembre dovrebbero cominciare i lavori.

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