Verona, rivoluzione ospedali in provincia: Ulss 21 e Ulss 22 subiscono i tagli

Mannaia su due ospedali per acuti: dismissioni per Zevio e Isola della Scala. Il polo tra Bussolengo e Villafranca diviso in due tra medicina e chirurgia. Confermate le cliniche private. La Riabilitazione a Malcesine e Bovolone

Martedì è scattato il "via libera". La riorganizzazione degli ospedali dovrà diventare realtà entro due anni. La Giunta regionale ha infatti approvato, in seconda lettura dopo l’iter valutativo in Quinta Commissione del Consiglio regionale, le schede di dotazione ospedaliera. Dopo 16 anni di attesa dal precedente, il Veneto ha il suo nuovo Piano Sociosanitario pronto a passare alla fase applicativa. “Quello che ne è scaturito – ha sottolineato Zaia – è di fatto un vero e proprio business plan delle cure ai veneti negli anni a venire ed è un mix profondamente soppesato tra la prima proposta varata dalla Giunta a giugno e le osservazioni giunteci dalla Commissione Consiliare, che ridisegna la rete ospedaliera veneta con il sistema Hub & Spoke. Gli ospedali Hub, che potremmo definire principali con tutte le maggiori specialità  e le più moderne tecnologie, tarati su un bacino d’utenza di un milione di persone; e quelli Spoke tarati sulle necessità di circa 200mila abitanti e dotati di tutte le specialità basilari. Una vera e propria rete interconnessa nella quale ogni persona troverà il giusto livello di cura per la sua patologia. Cureremo anche meglio di prima, spendendo meno di prima, utilizzando con l’equilibrio del buon padre di famiglia ogni euro a disposizione. Nel nostro Piano – ha aggiunto Zaia – non ci sono tagli lineari come quelli che da tempo arrivano da Roma, ma solo riorganizzazione e riconversione di alcune strutture senza nulla togliere alle cure dei cittadini”.

LA REGIONE APPROVA LE SCHEDE OSPEDALIERE: IL PROGETTO

ULSS 21 - Sono tre gli ospedali finiti nel mirino della "spending review" sanitaria: Isola della Scala, Bovolone e Zevio. Il "Chiarenzi" si avvia alla definitiva chiusura. Entro due anni gli 80 posti di Riabilitazione passeranno al "Mater Salutis" di Legnago e al "San Biagio" di Bovolone. Quest'ultimo diventa "nodo di rete monospecialistico" riabilitativo (45 posti letto), manterrà le sale chirurgiche e gli ambulatori, e farà da ospedale di comunità. Isola della Scala (Ulss 22) sarà "depennato" come ospedale per acuti: diverrà a tutti gli effetti ospedale di comunità, punto di primo intervento e di piccola chirurgia da ambulatorio. Come si vede, è l'Ulss 21 di Legnago la più coinvolta dai cambiamenti negli ospedali. Ovviamente il "Mater Salutis" rimane la struttura principale della Bassa Veronese: conta 23 reparti e 418 posti letto, suddivisi in 192 per l'area medica, 96 di chirurgia, 60 di riabilitazione, 52 per la pediatria e la maternità,  18 per la terapia intensiva.

ULSS 20 - Per quanto riguarda l'Ulss 20 di Verona, la "principale" di tutta la provincia, le parola d'ordine sono "risparmio e razionalizzazione". Il solo ospedale per acuti che rimane è il "Fracastoro" di San Bonifacio con 318 posti letto per 15 reparti suddivisi in 151 di area medica tra medicina generale, psichiatria, cardiologia, geriatria e gastroenterologia, 65 per la chirurgia tra generale, ortopedia e urologia, 48 posti letto per il materno-infantile tra pediatria, ostetricia, ginecologia, 40 di riabilitazione e 14 per terapia intensiva. A Tregnago si continuerà a fare quello che già si fa: ospedale di comunità con 50 posti letto per i pazienti post-acuti.

L'Azienda ospedaliera universitaria integrata (Borgo Trento e Borgo Roma) sarà costretta a lasciare 150 posti letto. Entro due anni la dotazione dovrà scendere da 1553 a 1403 posti. Sulle apicalità (ovvero i primari) si è trovato un punto d'incontro a 76, nonostante la Regione mirasse a scendere a 73 dai 78 attuali.

"A BORGO TRENTO GLI SPECIALISTI, A BORGO ROMA LA MEDICINA GENERALE"

ULSS 22 - Grattacapi invece per l'Ulss 22 che controlla un'area vastissima, da Isola della Scala a Malcesine. La battaglia per mantenere in vita l' "Orlandi" sembra aver avuto successo, ma a metà. L'ospedale infatti diventerà Centro medico con 100 posti per geriatria, medicina generale, oncologia, oculistica, psichiatria e gastroentrologia. Rimarrà il Pronto soccorso. Da Bussolengo fino a Villafranca, che assieme costituiscono il "polo ospedaliero" da 300 posti totali: qui sarà trasferito il punto nascite e la chirurgia. Valeggio sul Mincio rimane ospedale di comunità di medicina integrata di gruppo e Centro regionale di simulazione e formazione avanzata. L'Ulss 22 ospita nel suo territorio anche due strutture private: il "Sacro Cuore" di Negrar, con 442 posti letto confermati, e i 224 alla clinica "Pederzoli" di Peschiera del Garda. Malcesine manterrà infine i suoi 80 posti letto. Importante il salvataggio della struttura che continuerà ad essere Centro nazionale per la cura degli esiti della poliomielite e ospedale riabilitativo di ortopedia e cardiologia. In questo modo Il Veneto tutela la posizione dei suoi pazienti che vivono nell'Alto Garda e che avrebbero potuto così rivolgersi alle strutture del Trentino per le cure necessarie. Anche Caprino mantiene il Centro polifunzionale.

APPROVATO IL PIANO SUGLI OSPEDALI: COSA CAMBIA IN PROVINCIA

In tutta la Regione si temeva, comunque, un'ecatombe di posti letto. Lo stesso assessore alla Sanità, Luca Coletto, ha voluto precisare che "i posti letto  non vengono diminuiti, ma anzi aumentano di qualche decina. Ne vengono infatti eliminati circa 1200 per acuti, sostituiti però da almeno altrettanti sul territorio e nella nuova tipologia degli ospedali di comunità. Stante che un letto per acuti costa 600 euro al giorno ed uno territoriale 150, appena il tutto andrà a regìme recupereremo importanti risorse per nuovi investimenti sanitari. Credo di poter dire senza tema di smentita – ha detto poi Coletto – che siamo precursori in Italia, avendo disegnato una sanità a misura d’uomo, con i giusti livelli di spesa e nel pieno rispetto costituzionale dell’universalità del diritto alla salute". Coletto ha anche posto l’accento sul rilancio dell’importanza delle cure territoriali, costituite da una rete di servizi che coinvolgeranno le Ullss, i distretti e i medici di medicina generale, “con i quali al momento c’è qualche tensione che però presto risolveremo”.

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