Verona, Report contro Tosi: "In certi ambienti gira un video hard per ricattarlo". Lui: "Sono delle m..."

In onda su Rai3 la puntata della "discordia" tra il sindaco di Verona e i giornalisti-autori della trasmissione d'inchiesta. Alcuni intervistati raccontano di scatti e filmini a luci rosse in grado di ricattare il politico

Milena gabenelli durante la trasmissione "Report"

Ha creato talmente tanta attesa che a pochi attimi dalla messa in onda era sulla bocca di tutti: “c’è Verona su Report”. Tante, tantissime polemiche hanno fatto rimbalzare l’oggetto della puntata della nuova stagione sulla ribalta mediatica. Fin dalla querela del sindaco Flavio Tosi contro il giornalista, autore del servizio, Sigfrido Ranucci. Poi c’è stato di mezzo il parlamentare di Forza Italia Renato Brunetta che ha chiesto al premier Matteo Renzi di chiarire cosa spinge una trasmissione pubblica a “voler distruggere” il sindaco di Verona. Poi la querelle tra lo stesso Tosi e gli esponenti veronesi del Partito Democratico in città e in parlamento. La puntata trasmessa lunedì 7 aprile, come servizio secondario all’inchiesta sul caffè, comincia con l’annuncio di querela da parte del sindaco Tosi. Secondo quest’ultimo, il giornalista Ranucci avrebbe offerto soldi in cambio di un presunto video hard

“Il co-autore della trasmissione Report nel costruire questa trasmissione ha cercato di reperire fatti, testimonianze, materiale di vario tipo e con varie modalità. Si rivolge anche a una persona che si chiama Sergio Borsato che per anni ha militato nella Lega che lui presume avere del materiale compromettente nei miei confronti e presume essere una persona che sia mio nemico politico. Sergio Borsato, quando viene contattato, mi informa di questo perché la cosa è estremamente grave, io gli... resto perplesso francamente, gli chiedo di provare a dimostrami quanto viene affermato e quindi mi produce prima un file audio e poi, successivamente, c’è un file video, appunto quindi, filmato in un ristorante a Roma, sempre con protagonista Sergio Borsato, Sigfrido Ranucci e un’altra persona che diciamo si presta a questo tipo di verifica di quello che sta mettendo in atto la trasmissione Report.”

In studio spetta a Milena Gabanelli la difesa della trasmissione: “Sigfrido Ranucci incontra chi dice di averlo questo video, e nel tentativo di accaparrarsi la loro fiducia si allarga più del dovuto... questi due, che erano stati mandati da Tosi (e vedremo chi sono) registrano la conversazione di nascosto e la portano a Tosi, che diffonde tutto, e porta il materiale in procura. Solo che anche Ranucci aveva registrato, e la parte che adesso vediamo a quanto pare in procura non ci è andata”. E così si scopre che a chiedere i soldi per far cadere nella trappola il giornalista in realtà erano stati i due personaggi d’accordo con Tosi. C’è Sergio Borsato, cantante con simpatie leghiste che dice che poi “dobbiamo pagarlo…”. Si riferisce a Massimo Giacobbo che un imprenditore dal volto oscurato racconta essersi “presentato come un faccendiere che faceva parte di un’organizzazione, lui l’ha sempre definita politico-industriale, attraverso la quale venivano gestiti tutti gli appalti pubblici. E lui ha sempre vantato dei grandi appoggi politici ... Con la Lega Nord e in particolare ha sempre fatto anche il nome di Tosi”.

Sul video hard Ranucci interpella anche un ex dirigente provinciale della Lega Nord: “C’è sempre ‘sta situazione. Vestito da donna, truccato in maniera incredibile, sempre da donna. Io l’ho sempre chiamato il bunga-bunga di Tosi insomma”. Tra le interviste compare anche Patrizia Badii, ex segreteria di sezione della Lega e aderente al “Movimento 9 dicembre” che ha alzato le proteste dei Forconi anche in territorio veronese, prima che venisse coinvolta nella retata anti- secessionisti veneti. Anche Badii parla di affari e ricatti: “Tu sai le ditte straniere non possono lavorare all’interno del Quadrante Europa. Perché il contratto è solo per le ditte italiane” … “Ad un certo punto uni giorno appare un moldavo che vuole donare dei soldi al Cral (Circolo ricreativo aziendale lavoratori)” … “80 mila che poi sono diventati 150 mila euro” … “Probabilmente era una tangente da dare per farlo lavorare sotto copertura di ditta italiana per lavorare all’interno del Quadrante Europa”. A quel punto Badii racconta di essere andata “da Flavio” per denunciare il fatto, ignorando però (come racconta lei stessa) che il presidente del Cral, Maurizio Filippi, intrattiene rapporti molto stretti con il sindaco. Racconta Badii che “Incontro Filippi e mi fa ”ma cosa vai dal Sindaco? Non lo sai che io e lui siamo...?” Così mi ha detto... Cosa vuoi? Guarda che Filippi si vanta, adesso te lo dico chiaro, Filippi ha sempre detto io Tosi lo tengo per i coglioni. E lui ha una foto, quella l’ho vista, in un night, dove gh’è Filippi, Tosi, Coletto, Paternoster... E gh’è un trans…”.

La postilla all’inchiesta sull’esistenza del video hard la mette il giornalista Ranucci “veniamo a conoscenza dell’esistenza di filmati hard che imbarazzerebbero Tosi e che potrebbero essere stati usati per ricattarlo. Già dai tempi del suo assessorato alla sanità. E ora come amministratore della città.” Il problema è che del video non c’è traccia, nemmeno un fotogramma che provi che qualcuno abbia potuto avvicinare Tosi per ricattarlo. Spiega Gabanelli che “premesso che delle preferenze sessuali altrui non ce ne frega niente, il punto era capire se questo video compromettente, presunto oggetto di ricatto, per un amministratore pubblico, esiste o no e chi lo utilizza … Appaltopoli, direttopoli, parentopoli. Ora, se alla base di decisioni non proprio trasparenti e spiegabili c’è il mistero di video o foto hard noi non lo sappiamo. Sappiamo che qualche interrogativo la sua amministrazione lo pone”. Su Report verrebbero poi ricostruiti i presunti legami tra Tosi e alcuni calabresi, coinvolti in indagini dell'Antimafia. Le prove sarebbero alcune cene organizzate per la trasferta del sindaco-politico in occasione della presentazione a Crotone della sua Fondazione "Ricostruiamo il Paese".

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LA REAZIONE - La reazione, infuriata, del sindaco è stata quella di un semplice commento "Sono delle m...". Alcuni sostengono che sia stato comunque il giornalista Ranucci a cercare Borsato e non il contrario. A dare il nome di Borsato sarebbe stata Patrizia Badii. E circa le cene calabresi sarebbe stata operata una mistificazione tale da far diventare una "cena delle istituzioni" in una "cena di 'ndrangheta". "Giornalismo spazzatura" è stato il commento di persone vicine al sindaco, al termine della trasmissione sulla Rai.

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