Verona, primario all'ospedale di Bussolengo ma è al lavoro in clinica privata: rischia il processo

Indagini chiuse e la Procura è pronta al rinvio di giudizio per il medico ginecologo residente a Verona e in servizio all'Usl 22. Secondo l'accusa avrebbe timbrato il cartellino anche quando si trovava a Modena

foto web

Primario di Ginecologia all’ospedale “Orlandi” di Bussolengo con un secondo lavoro in una clinica privata di Modena. Secondo le accuse il 57enne medico, residente a Verona, avrebbe aggirato le regole del contratto di esclusività e avrebbe guadagnato anche grazie all’altro impiego emiliano. Secondo le stime degli investigatori, da novembre 2007 al 31 gennaio 2013, timbrare il cartellino anche privatamente gli avrebbe fruttato almeno 95mila euro. Secondo la Procura ci sarebbero gli estremi per la contestazione dei reati di falso e truffa aggravata. Il dottore, prima all’Usl 17 di Monselice (Padova) e poi all’Usl 22 di Bussolengo, si sarebbe avvalso anche della collaborazione-complicità di un altro camice bianco, il 55enne direttore sanitario del poliambulatorio “Life” di Modena, che avrebbe coperto le consulenze del veronese nella sua clinica.

E’ questa la sintesi delle indagini portate avanti dalla Procura di Padova, che ora ha chiuso il fascicolo e si prepara a richiedere il rinvio a giudizio per i due medici (il modenese è accusato di favoreggiamento personale). A complicare la situazione del primario ci sarebbero i risultati delle investigazioni dei carabinieri che avrebbero dimostrato, incrociando tabulati telefonici e presenze negli ospedali, che si trovava a Modena quando in realtà aveva timbrato a Monselice o Verona. Tutto, sulla base delle indagini, sarebbe cominciato a novembre 2007: fino a maggio 2010 avrebbe provveduto ai suoi “guadagni privati” mentre era in servizio nell’Usl padovana. Da metà 2010 a gennaio 2013 avrebbe fatto la stessa cosa a Bussolengo, come spiega il Corriere Veneto. Il sostituto procuratore Sergio Dini avrebbe anche contestato al primario il guadagno di 2mila euro per aver segnato il lavoro, per sei volte, in orari superiori a quelli realmente svolti all’Orlandi.

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