Verona, prima Maroni poi le Europee per dare il colpo di grazia all'asse leghista Tosi-Salvini

Le indiscrezioni dietro il raduno di Pontida a cui il sindaco di Verona e segretario veneto non ha partecipato per "impegni elettorali già presi". Alcuni sospettano si tratrti di altro. Cosa succede all'interno del Carroccio

La sua era forse l’assenza “più vistosa”, a Pontida. Flavio Tosi non s’è fatto vedere durante il tradizionale appuntamento della Lega Nord in terra bergamasca. Il sindaco di Verona e segretario del Carroccio in Veneto avrebbe dovuto rinunciare al ritrovo padano per “impegni elettorali inderogabili”. Lui, con il segretario federale Matteo Salvini, sta preparando le elezioni europee. Con i due nomi più in vista della “nuova” Lega, si conta di rastrellare voti utili per tornare a “contare”. Anche a Bruxelles, dove il sentimento europeista stride incredibilmente con il programma dei federalisti. Alcuni beniformati sulle questioni politiche giurano che da qui al 25 maggio, giornata di apertura seggi, si tratterà di un testa-a-testa, quello tra Salvini e Tosi. Quest’ultimo per i suddetti “Impegni” non è riuscito a partecipare a Pontida, anche se gente vicina a lui raccontano “storie diverse”. Come spiega il Corriere Veneto

La storia di un Tosi che a Pontida era intenzionato ad andarci, anche quest'anno, dopo che un anno fa, proprio lì, i superstiti bossiani avevano organizzato una vivace contestazione dei suoi confronti. Ci si preparava a partire, insomma, e dopo le prime notizie Ansa su come sarebbe stata organizzata la kermesse, col comizio di Matteo Salvini e un paio d'altri interventi, tutto era pronto per la trasferta.

Poi però, ecco arrivare le novità: sul palco del «sacro prato» avrebbero parlato anche altri, da Umberto Bossi («ancora!?» avrebbe gridato un amico del sindaco, leggendo quel nome), Maroni, Cota, Luca Zaia. E il segretario del Veneto? Il leader della Lega più numerosa e forte? Come nella canzone di Jannacci: «No, lui no». E allora, frettoloso conciliabolo della vigilia, coi collaboratori più stretti, e decisione unanime: si va a fare un comizio da un'altra parte. Con una scelta che rende ancora più accesa la sfida, da qui al 25 maggio. Sfida personale. Ma anche sfida politica. La parabola discendente dei rapporti tra Flavio Tosi e Matteo Salvini parte in effetti sin dall'autunno dello scorso anno.

La corsa verso la segreteria federale della Lega avrebbe incrinato i rapporti tra Salvini e Tosi. Tra i due, per il dopo Bossi, è stato scelto il lombardo dal varesino Roberto Maroni, il quale aveva già scelto la Regione come nuovo traguardo. Insomma, non c'è speranza che il numero uno sia un veneto, anche se il movimento è nato qui. Comunque Maroni decide, gli altri assecondano. Detto, fatto: così Tosi, a pochi giorni dal congresso e dalle primarie, rinunciò alla corsa per la guida del movimento. Un movimento che sembra essere tornato ai “vecchi tempi”: quelli dalle parole forti, delle provocazioni, dell’intransigenza verso i detrattori politici. Quella di Bossi, insomma. Tutto quello da cui Tosi, definito il “leghista eretico” per le sue posizioni più moderate, prendeva cordialmente le distanze.

Una volta eletto, Salvini scelse subito la linea dura, riprendendo le parole d'ordine bossiane e spesso finendo per dire cose molto diverse da quelle che diceva il sindaco di Verona, che invece da tempo ha scelto posizioni politiche più moderate. Qualche esempio? Salvini subito a sparare contro il nascente governo Renzi, Tosi a spiegare che avrebbe giudicato dopo aver visto cosa avesse fatto il premier. Salvini a favore dell'indipendenza veneta, Tosi (a dir poco) scettico. Salvini per l'uscita immediata dall'euro, Tosi contrario («ci costerebbe un'enormità»).
Fino agli ultimi episodi: Tosi che punta ad essere capolista della Lega, Salvini che gli soffia il posto (e secondo alcuni «cattivi» tenta di non candidarlo neppure). Così, davanti al carcere di Montorio, a dare la solidarietà agli «indipendentisti», Salvini si presenta con l'europarlamentare Lorenzo Fontana. E senza Tosi.

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