Verona, pestati perchè meridionali da un gruppo di ultras Hellas: un altro 20enne finisce in carcere

È il terzo arrestato per il brutale pestaggio all'esterno dello stadio Bentegodi ai danni di tre ragazzi. Nei guai era finito anche un 17enne. E un quarto ragazzo rischia la denuncia. La polizia precisa: "Un'aggressione nell'indifferenza generale"

L’avevano annunciato subito, quando avevano spiegato cos’era successo quel giorno: ai due arrestati è molto probabile ne seguano altri. Questo perché è stato accertato che ad accanirsi con il pestaggio su tre tifosi meridionali era stato un “gruppo” di ultras dell’Hellas Verona. E a poche ore da quello stesso annuncio ne è arrivato un altro: in manette è finito un altro 20enne. Iil bilancio dell’operazione della Digos della polizia, quindi, conta tre arrestati e un minorenne denunciato. E le indagini non si fermano certo qui. Al lavoro anche gli agenti della Scientifica che stanno vagliando ogni indizio per identificare altri presunti responsabili.

IL PESTAGGIO - Quel “gruppo” di tifosi gialloblù scatenati, lunedì sera, è accusato di lesioni aggravate e rapina in concorso. Tre ragazzi di 30 anni, colleghi di lavoro di origine meridionale (un sardo e due campani) ma temporaneamente residenti a Verona per motivi di lavoro, si erano diretti allo stadio Bentegodi per assistere alla partita Verona - Palermo. Avevano fatto la trafila: si erano recati alla biglietteria vicino alla Curva Sud, storico ritrovo dei tifosi gialloblù, dove avevano acquistato tre ingressi ad un settore normalmente destinato ai locali. Ebbene la loro presenza non era passata inosservata, nonostante non avessero alcun segno distintivo. "Forse erano stati notati per il loro accento meridionale" aveva spiegato il dirigente della Digos, Luciano Iaccarino. È stato così, che alcuni ultras dell’Hellas, sulla base delle ricostruzioni, li hanno seguiti lungo il viale che costeggia la tribuna Est. Insieme ad altri (anche travisati con occhiali scuri e cappelli) li avevano poi affrontati chiedendo loro la provenienza: al silenzio dei malcapitati (un sardo e due campani), sorpresi e impauriti per una minaccia che non riuscivano a comprendere, gli ultras gialloblù si sono impossessati dei biglietti che uno dei tre aveva addosso. Sono poi partite le botte. Calci e pugni violenti per la cui guarigione i malcapitati ne avranno per 8 e 10 giorni.

SENTONO L'ACCENTO LI SEGUONO E POI LI PESTANO E RAPINANO

In meno di 48 ore i primi due responsabili sono stati individuati e trasferiti in carcere. E grazie alle telecamere un altro passerà dei guai: è già in cella a Montorio, dove attende la convalida dell’arresto con i suoi amici ultras. Un 17enne era stato denunciato e affidato ai genitori, mentre un altro ragazzo potrebbe finire nella rete della polizia a breve, anzi brevissimo. Lo spiega il Corriere Veneto. Un quarto giovane, infatti, potrebbe essere individuato nel corso delle prossime ore e verrebbe “solo” denunciato. Questo perché sono trascorse le 48 ore che la legge stabilisce sia il periodo obbligatorio nel quale possono scattare gli arresti immediati. Tutti gli arrestati erano già consociuti dalla Digos per la loro attiva partecipazione al tifo ultras gialloblù. Uno di loro aveva precedenti penali per lesioni, rissa, minacce: spiegano i quotidiani locali che, una volta sorpreso a menare le mani, si era rivolto ai poliziotti dicendo che “Non ho picchiato un tifoso avversario, ma uno dei miei. Qual è il problema?”.

NELL'INDIFFERENZA GENERALE - Le telecamere, inoltre, descrivono in maniera inquietante cos’è successo quella sera. Alle 19e15 in piazzale Olimpia nessuno ha mosso un dito per aiutare i tre malcapitati che le stavano prendendo da un gruppo di scalmanati. Sono stati ripresi passanti che hanno fatto finta di nulla. “Meglio non curarsi di loro e passare oltre”, devono aver pensato. E alle Forze dell’ordine non è arrivata nemmeno una chiamata ai centralini. Nessun intervento è stato richiesto. Il fatto si è conosciuto quando le tre vittime si sono recate alla polizia per sporgere denuncia.

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