Verona, "Parentopoli" nelle partecipate: ipotesi di assunzioni irregolari e truffa. Quindici gli indagati

Il pm di Verona annuncia la chiusura delle indagini che hanno coinvolto, tra gli altri, anche l'assesore Enrico Toffali, il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani, e l'ingegnere del Comune, Luciano Ortolani

Palazzo Barbieri, sede del Comune di Verona

Il bilancio della chiusura di indagini conta 15 indagati e tre ipotesi di reato: abuso d’ufficio, corruzione per atti contrari al dovere d’ufficio e truffa aggravata ai danni del Comune di Verona. Il caso è quello della cosiddetta “Parentopoli”. Nelle scorse ore il pm Valeria Ardito, che coordina l’inchiesta, ha disposto la conclusione dell’inchiesta. Nel mirino della Procura ci sono le assunzioni in Veronafiere del figlio del dirigente comunale, ingegnere Luciano Ortolani, e della figlia dell’assessore alle Aziende partecipate del Comune di Verona, l’avvocato Enrico Toffali. Le contestazioni nascono dal fatto che le società partecipate devono adottare massima trasparenza, pubblicità e imparzialità in merito alle assunzioni (da qui l’abuso d’ufficio). Coinvolti il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani, il presidente Ettore Riello e il direttore delle Risorse umane, Diego Valsecchi oltre che l’ingegnere Ortolani con il figlio Giorgio e Toffali con la figlia Carlotta.

L’accusa di corruzione invece riguarda solo Ortolani e Mantovani. Quest’ultimo, sempre secondo l’accusa, avrebbe acconsentito all’assunzione del figlio dell’ingegnere in cambio dello svolgimento di una pratica per un progetto di lavori su via Brigato Aosta, dove aveva interessi personali. Il pm ha ipotizzato che sarebbe avvenuto dopo l’esproprio e il Comune avrebbe dovuto accollarsi la spesa. Lo spiega L’Arena, citando il fatto che il figlio venne assunto ma i lavori non eseguiti.

Poi le contestazioni sulla truffa aggravata che coinvolgono il dirigente oltre che 8 persone per una lunga serie di incarichi affidati ai dipendenti al di là delle loro mansioni specifiche. Il quotidiano locale dice che sotto la lente del pm erano entrati episodi come il trasporto di quadri e cavalletti per mostre dell’ingegnere, e anche le assenze per andare a ritirare materiale fotografico o la creazioni di filmati per dvd e locandine. Altri casi su cui si vuole fare chiarezza sono le “trasferte” (in orario di lavoro comunale) dal concessionario per la consegna dell’auto dell’ingegnere. Secondo quanto ipotizza il magistrato, i dipendenti erano tutti in servizio, durante quei momenti contestati. In pratica risultavano in ufficio quando invece erano altrove.

IL PD ATTACCA - "Stando all'assenza di reazioni da parte del sindaco Tosi - spiega il capogruppo comunale Pd, Michele Bertucco - solitamente molto solerte a stigmatizzare ogni ombra di illecito, sembrerebbe normale che assessori, dirigenti, direttori e presidenti di partecipata vengano coinvolti in indagini su presunti favori a vantaggio di parenti stretti con in più l'ombra della corruzione in alcuni casi specifici. Quanto meno dovrebbe interessargli (a tal punto da aprire una indagine interna) il fatto che alcuni dipendenti comunali sarebbero stati indotti a lavorare ripetutamente per finalità non istituzionali durante l'orario di servizio".

Continua Bertucco: "L'assenza di trasparenza in Fiera era stata segnalata alcuni mesi fa, quanto l'ente, su mia precisa richiesta, si rifiutò di rivelare i dati su consulenze e assunzioni. Sospetto è inoltre l'improvviso interessamento dell'ente alle ex gallerie mercatali che l'amministrazione non riusciva a vendere. Su questa vicenda restiamo in attesa di vedere il nuovo piano industriale della Fiera. Con l'avvicinarsi delle sentenze su Giacino a Agec questa amministrazione è al bivio: o si apre ad una effettiva trasparenza oppure rischia di affondare tra i sospetti".

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