Verona, parcheggio San Zeno, batosta sul Comune: la società fa causa per 44 milioni agli assessori

La ditta “Rettondini” che ha realizzato e gestisce il garage di piazza Corrubbio ha intentato contro la quasi totalità dei componenti delle due Giunte Tosi (compreso il sindaco) accusandoli di aver fatto fallire l'azienda

Più che “telenovela” è una vera e propria battaglia. Caratterizzata da botta-e-risposta, accertamenti, sopralluoghi, riunioni, lettere di diffida. E ora di una causa multimilionaria. Quella, ovvero, che la ditta “Rettondini” ha intentato contro il Comune di Verona: 44 milioni di euro citando in giudizio il sindaco Flavio Tosi, la quasi totalità dei suoi assessori (anche gli ex, della Giunta 2007-2012) e due dirigenti comunali. Alla base della decisione, presa dai vertici della società, c’è l’ipotesi che l’amministrazione sia diretta responsabile del fallimento aziendale. La Rettondini Spa che ha realizzato e gestisce il parcheggio di piazza Corrubbio, a San Zeno, accusa politici e tecnici di inadempienze contrattuali e danni. Nella citazione in giudizio (113 pagine) si leggono tutti i nomi delle Giunte Tosi tranne l’ex assessore alla Cultura, Erminia Perbellini, gli assessori allo Sport, Federico Sboarina e Marco Giorlo, e l’ex vicesindaco Vito Giacino. Questo perché secondo l’azienda erano assenti alle riunioni convocate a Palazzo Barbieri sulle decisioni da prendere in merito al parcheggio.

LA LUNGA STORIA DEL PARK - Il parcheggio di piazza Corrubbio era stato preventivato dal sindaco Paolo Zanotto, nel 2003: prevedeva un garage sotterraneo molto più grande di quello poi realizzato. Fu la Giunta Tosi a ridurre le metrature, anche dopo le proteste di commercianti e residenti della zona, per poter arrivare a conclusione in meno tempo. Da 302 a 216 posti. Il park fu realizzato nel 2012 e inaugurato il 22 dicembre. Per compensare le modifiche, intanto, si stava studiando l’ipotesi di garantire altri 86 posti auto in superficie da far gestire all’azienda, alla ex caserma Passalacqua (disponibili solo a partire dal 2015). La ditta però chiedeva un accordo della durata di due anni e mezzo, il Comune era disposto a concedere “solo” sei mesi. La Rettondini sperava di rifarsi dal presunto danno subito dalla sosta selvaggia nella piazza (e a cui il Comune non avrebbe, nelle ipotesi dei titolari della ditta, reagito in maniera “vigorosa”). Dopo mesi di tira-e-molla era arrivata la batosta: la Rettondini, che si era costituita con un centinaio di altre imprese in un’Ati, associazione temporanea di imprese, per la costruzione del parcheggio, avrebbe assistito al fallimento di fornitori e subappaltatori.

La diretta conseguenza fu fare causa al Comune e chiedere di potersi ricomprare il garage per gestirlo in proprio conto. In municipio, l’anno scorso, arrivò la richiesta per risarcimento danni da 34 milioni. Ora sono diventati 44 ma sono stati richiesti anche ai singoli assessori. L’azienda contesta anche il mancato rimborso delle spese anticipate per la custodia dei reperti archeologici ritrovati nella piazza durante gli scavi. Ora si attende la reazione del Comune che, come facilmente intuibile, non sarà morbida.

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