Verona, norme di sicurezza inesistenti nei due laboratori cinesi sul Garda: denunce e multe

Impianti elettrici non a norma, barriere protettive manomesse, estintori scaduti. Una trentina di operai identificati. Rischiavano di far scoppiare un incendio perchè fumavano di continuo mentre lavoravano circondati da materiale infiammabile

Nonostante il drammatico incendio dell'1 dicembre 2013 nel laboratorio tessile di Prato, anche nella comunità cinese della provincia di Verona le regole del "pronto moda" sembrano prevalere sulla sicurezza dei lavoratori, ai quali viene imposto di confezionare a ciclo continuo migliaia di abiti da inviare ai negozi. Nell’ambito dell’attività di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro, i carabinieri della Compagnia di Peschiera del Garda hanno sottoposto a controllo due laboratori di confezioni tessili, riscontrando una serie di gravi violazioni del "Testo unico in materia di salute e sicurezza sul lavoro". Le due cittadine cinesi titolari degli opifici sono state denunciate alla magistratura e per i reati contestati l’ammenda prevista supera i 50mila euro.

Nelle prime ore di martedì mattina i carabinieri hanno circondato e fatto irruzione nei due casolari adibiti a laboratorio, in via Pozzi a Valeggio sul Mincio e in via del Donatore a Castelnuovo del Garda: costruzioni anonime, prive di insegne e fuori dal centro abitato, entrambe attività con base regolare e normalmente censite nel Registro delle imprese. All’interno i militari hanno identificato complessivamente una trentina di operai cinesi intenti a lavorare a ciclo continuo. Sul loro conto sono in corso ulteriori accertamenti, al fine di verificarne la posizione previdenziale, contributiva e assicurativa, essendo privi di qualsiasi documentazione. Fra le numerose irregolarità contestate spiccano: la mancata adozione di misure di prevenzione incendi, con estintori assenti o scaduti di validità, la mancanza dei requisiti di sicurezza delle postazioni di lavoro, circondate da materiali infiammabili, gli impianti elettrici non a norma, con prese volanti su quadri elettrici precari, i macchinari tessili non a norma, con macchine da cucire dalle quali erano state rimosse le protezioni di sicurezza “salvadito”, per velocizzare il lavoro.

Eclatante l’inosservanza della norma basilare da rispettare in ambienti di lavoro in cui i dipendenti sono circondati da materiale infiammabile: al momento del controllo i carabinieri hanno notato una cappa di fumo che non derivava dal vapore sprigionato dai ferri da stiro, ma dalle sigarette della maggior parte degli operai, incuranti del rigoroso divieto di fumare, intenti a cucire con la sigaretta in bocca, circondati da mozziconi schiacciati sul pavimento.

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