Verona, "non ci fu diffamazione" contro Tosi: il giudice archivia la denuncia contro il giornalista di Report

Cadono le accuse su Sigfrido Ranucci di Rai3 anche per il procedimento chiesto dall'ex assessore Giorlo. Accolta la richiesta del pm di Padova.: "Il servizio venne creato attraverso verifica di fonti e dichiarazioni, nel rispetto del diritto di cronaca"

Il giornalista di Report, Sigfrido Ranucci, videoregistrato di nascosto

Non ci fu diffamazione perché il giornalista aveva cercato “riscontri sicuri a informazioni di interesse pubblico” che erano capitate sui tavoli della redazione. È stata archiviata dal giudice per le indagini preliminari di Padova la denuncia del sindaco di Verona, Flavio Tosi, contro il cronista della trasmissione tv di Rai3 “Report”, Sigfrido Ranucci. Con quattro pagine di ordinanza si è così concluso il procedimento emerso pochi giorni dalla messa in onda ad aprile dell’ormai famigerata puntata sul capoluogo scaligero. Finisce qui, per le stesse ragioni, anche la denuncia presentata dall’ex assessore allo Sport, Marco Giorlo.

Il magistrato ha accolto la richiesta del pm nel ritenere che non ci fossero elementi sufficienti a sostenere un processo per diffamazione perché il giornalista Ranucci avrebbe solamente esercitato il “diritto di cronaca e critica” mentre verificava sul campo e preparava il servizio televisivo, attraverso conversazioni con diverse persone, presunte informate dei fatti. Nella puntata di Report, la prima della stagione primaverile 2014, si citava l’esistenza di un presunto video hard con il quale certi furfanti legati al malaffare avrebbero potuto ricattare il sindaco Tosi. Anche in questo caso il giudice, come spiega il Corriere Veneto, ha ribadito che la denuncia di Tosi

«…omette di considerare che Ranucci stava approfondendo un aspetto diverso, in particolare l’esistenza o meno di immagini con un contenuto tale da consentire a chi ne fosse in possesso di esercitare un potere ricattatorio nei confronti del sindaco di un’importante città»

Tosi, in particolare, si riferiva alle conversazioni videoregistrate di nascosto alla stazione ferroviaria di Padova da due vicentini che volevano provare come Ranucci stesse creando una puntata ad hoc contro il sindaco di Verona, allo scopo di diffamarlo. Il giudice ha ravvisato però che anche dopo lo scambio di battute ci fu un’operazione di verifica dei fatti e di quanto dichiarato dai due.

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