Verona, i milioni per salvarli non servono: chiudono gli Iat, uffici turistici provinciali. 30 dipendenti a casa

I numerosi punti di accoglienza e informazioni sparsi per la provincia (da Legnago alla Lessinia, dal Garda alla Valpolicella) tagliati dalla nuova legge regionale che svuota ancor più di competenza e risorse la Provincia

Solo un anno e mezzo fa erano stati "salvati" dall'intervento con finanziamento della Provincia. Un milione e mezzo per garantire la riapertura e il mantenimento dei posti di lavoro. Da sabato 1 novembre però si chiudono nuovamente le porte. Una crisi, quelli degli Iat, punti di accoglienza e informazione turistica che si ripresenta ogni anno sempre più pesante e che ora culmina con una serrata collettiva. In pratica non ci saranno più posti in cui i turisti potranno chiedere informazioni, prelevare cartine e farsi consigliare da giovani esperti in lingue e accoglienza turistica. In tutto sono interessati otto Iat con 30 dipendenti che ora saranno messi in Cassa integrazione a zero ore. Erano situati sul Garda ma anche in Valpolicella e Lessinia: a Verona, Brenzone, Bardolino, Peschiera, Garda, Malcesine, Torri del Benaco, Soave, San Zeno di Montagna, Legnago, Lazise, Fumane e uno all'aeroporto. Chiuderanno per ora i più importanti: quelli al Catullo, quello in centro a Verona e del Garda più la Lessinia e la Valpolicella. Insomma, dopo la batosta del maltempo estivo arriva anche quella sugli uffici turistici. Gli Iat erano gestiti dalla società "Verona Turismo Srl", interamente partecipata dalle Provincia. La chiusura arriva in un periodo in cui, mediamente, calano le visite e le presenze sul territorio veronese ma alle potte ci sono già i preparativi per le festività natalizie. Solo quattro sedi amministrative sono state risparmiate dalla mannaia e terranno aperto.

CHIUDONO GLI IAT, NASCE LA "GESTIONE DELLE DESTINAZIONI" A VERONA

Il blocco delle attività non si deve alla riforma Delrio sugli enti provinciali (diventati di secondo livello) ma bensì alla nuova legge regionale che prevede l'istituzione delle cosidette "Organizzazioni di gestione delle destinazioni", formula contorta per individuare quelle joint venture tra enti pubblici e privati che gestiranno l'accoglienza. Di fatto anche in questo caso la Provincia è stata svuotata di competenze e risorse. Una delle principali era proprio il turismo. I nuovi progetti regionali tuttavia stentano a partire, poichè il potenziamento è previsto per il turismo religioso e quello riguardante la Pedemontana che hanno poco o nulla a che fare con il territorio. Anche Venezia condivide la crisi degli Iat con Verona ma le soluzioni in laguna sono state più drastiche: la società che li gestiva è stata messa in liquidazione, qui invece partirà la Cassa integrazione. Le due città d'arte, insomma, sono le più penalizzate: Verona è la seconda provincia in Veneto, dopo Venezia, per flussi turistici. Per discutere sul futuro dei punti di incontro giovedì 6 novembre è previsto un incontro tra i sindaci dei Comuni che ospitano gli uffici. Si cercano soluzioni, ma fintanto che non arrivano la parola d'ordine resta quella: "Si chiude".

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