Verona, lavoratori della "Franke" in allarme rosso: previsti 85 esuberi. E nuovi grattacapi al Catullo

Operai, impiegati e addetti con il fiato sospeso a Peschiera per il piano avanzato dalla multinazionale Svizzera di spostare alcune lavorazioni in altri stabilimenti. All'aeroporto tiene banco la trattativa Alitalia-Etihad. Altri 40 a rischio

Lo stabilimento "Franke" a Peschiera del Garda

Uno sciopero andato in scena a partire dalle sei della mattina, dopo la disastrosa notte di nubifragi e allagamenti. E sempre di sventure si tratta, anche se di diverso ambito. Centinaia di lavoratori della “Franke” di Peschiera del Garda si sono ritrovati davanti ai cancelli di via Pignolini per protestare contro il piano degli esuberi voluto dalla casa madre. Secondo il documento presentato il 4 settembre scorso, sono previsti 85 lavoratori in meno sul totale dei 375. Fino a tre anni fa la forza lavoro ne contava 475. Accade per il trasferimento di lavorazioni dalla filiale gardesana ad altri stabilimenti sparsi per l’Europa. La Franke fa parte della multinazionale specializzata nella realizzazione di lavelli e cucine. A Peschiera rimarrebbe la produzione di livello medio-alto ma non è sufficiente a garantire lavoro a tutti. L’azienda ha investito recentemente su un lavello monostampato, che verrà spostato in Germania e Polonia. Così per 65 operai e 20 impiegati veronesi dovrebbero partire le procedure di mobilità, prepensionamenti e saranno richiesti ammortizzatori sociali.

A manifestare con i lavoratori, il cui presidio è stato monitorato da pattuglie dei carabinieri, anche le rappresentanze sindacali di Cgil e Cisl. In particolare per Dante Loi, Fiom Cgil, la manovra della società è “inaccettabile perché si tratta di un’azienda sana che fattura solo a Peschiera 95 milioni all’anno (bilancio 2013) e ha un patrimonio netto di 122”. Il Gruppo Franke, multinazionale che ha sede in Svizzera, fattura due miliardi di euro all’anno, aveva raggiunto un accordo con i lavoratori già nel 2012, con un piano industriale che prevedeva una generalizzata riduzione del salario per “salvare” l’industria.

AL CATULLO - Intanto con la crisi in atto i problemi occupazionali continuano all’aeroporto “Catullo” di Villafranca. Con un interrogazione a risposta in Commissione, i parlamentari veneti del Partito Democratico tra cui veronesi Diego Zardini, Gianni Dal Moro, Vincenzo D'Arienzo e Alessia Rotta, chiedono al Ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi di chiarire i paradossali risvolti della trattativa Alitalia-Ethiad che coinvolgono il personale di stanza a Verona (40 addetti) e a Venezia (60 addetti).

“La ventilata soppressione delle basi Alitalia in Veneto – spiegano i parlamentari – implicherebbe il trasferimento del personale di volo presso gli hub di Roma e Milano (gli unici a restare operativi) ma poiché, tenuto conto anche della rilevanza strategica di Venezia e Verona, la compagnia continuerebbe comunque ad operare presso i medesimi scali aeroportuali, essa dovrebbe accollarsi i costi di trasporti e di pernottamento degli equipaggi, generando così evidenti diseconomie, senza contare lo stravolgimento nelle vite delle famiglie che hanno già programmato qui il proprio futuro”. Gli esponenti Pd chiedono dunque al Lupi di verificare la sussistenza di tali ipotesi di ridimensionamento delle basi e di provvedere in sede di trattative al fine di tutelare i lavoratori e servizi presso gli scali veneti considerata la loro rilevanza strategica.

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