Verona, "insegna agli angeli a schiacciare... Ciao Carlo": in 600 per dire addio al 15enne di Caprino

Celebrato l'estremo saluto per il giovane Carlo Brunelli, morto per una disgrazia con un trattore davanti casa, in località Porcino. Una folla commossa si stringe attorno ai genitori e alla sorellina di 9 anni

Sono arrivati da tutta la Val d’Adige per salutare il loro amico, conoscente, parente. Tanti, tantissimi gli amici che hanno deciso di arrivare fino a Pazzon di Caprino e stringersi nel cordoglio per la perdita dello sfortunato ragazzo. Si sono svolte nel pomeriggio di giovedì, in chiesa parrocchiale, le celebrazioni per salutare per l’ultima volta Carlo Brunelli, 15 anni, che domenica scorsa ha perso la vita dopo essere finito in una scarpata con il trattore d’epoca di famiglia. Tragedia avvenuta in località Porcino, dove si era appena trasferito, arrivando da Cavaion. La sua bara davanti all’altare della chiesa, era ricoperta di rose bianche e azzurre. Davanti, sui banchi e sulle panchine, parenti e una folla di amici. Almeno 600 si sono stretti alla famiglia, si sono abbracciati, hanno ascoltato in silenzio l’omelia di don Daniele che esortava tutti i presenti a ricordare Carlo partendo “dal suo sorriso” così per sconfiggere il dolore “pesante” per la sua scomparsa.

Ad assistere all’estremo saluto c’erano i compagni della II A del liceo Scientifico “Marie Curie” di Garda, gli ex studenti delle Medie di Cavaion e ancora i ragazzi della sua compagnia e i compagni di squadra di basket della polisportiva “Consolini” di Costermano, che per l’occasione hanno voluto indossare le loro felpe gialle. Grande era la sua passione per il basket, tanto che gli studenti del liceo gli hanno dedicato uno striscione: “Insegna agli angeli a schiacciare. Ciao Carlo”. Una persona “fantastica”, Carlo, per come lo ricordano gli amici più stretti che ancora non si capacitano della perdita. “Già ci manchi”, hanno confessato. Proprio il suo sorriso è stato un pensiero ricorrente in quanti hanno voluto salutarlo. Un amico spiega sul Corriere Veneto che

«Non riesco ancora a credere che quegli occhi color del cielo non saranno più con me. Farà sempre male non vederti più su quel muretto a lanciare i sassi in quelle gare che riempivano i nostri sabato sera. Ora penso che sei sempre al mio fianco: un Carletto invisibile che saltella felice qua e là e che mi sta sempre vicino»

Spiega invece L'Arena che

Una ragazzina teneva tra le mani due strane cose: «Ero sua amica», ha spiegato, «ho fatto queste ali da angelo con la piuma e gliele lascio sulla tomba. Lo faccio perché lui è sempre stato il mio migliore amico. Mi ha aiutato tante volte a spiccare il volo nei momenti difficili e stavolta voglio aiutarlo io».

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