Verona, indagini sulle cave di marmo a Fumane: 14 indagati per abusi edilizi tra cui l'ex sindaco

Tra le accuse anche falso materiale: l'inchiesta della Procura e della Forestale si concentra sui capannoni e sulle lavorazioni nei siti oltre che sulle licenze concesse alle ditte. Imprenditori, cavatori e progettisti nel mirino

Il municipio di Fumane

Valpolicella: terra di vigneti, enogastronomia di eccellenza, visite cicloturistiche, splendidi paesaggi collinari. E di cave. In cui tra l’altro sarebbero stati compiuti diversi abusi edilizi. Sono infatti emersi 14 indagati dall’inchiesta che la Procura di Verona ha effettuato a Fumane. Le accuse sono a vario titolo di abuso d’ufficio e falso materiale. Tra di loro anche l’ex sindaco Domenico Bianchi che ha governato il paese nel cuore della Valpolicella dal 2009 al 2014. La notizia arriva dopo che il pm Beatrice Zanotti ha notificato gli avvisi di garanzia a titolari delle imprese di escavazione ed estrazione (otto tra soci e proprietari di 5 ditte situate nella frazione di Gorgusello), responsabili delle pratiche edilizie e, appunto, l’ex sindaco Bianchi assieme al tecnico comunale responsabile dell’area Cave.

Secondo le indagini, scaturite anche nell’acquisizione di documenti in Comune da parte della guardia forestale di Verona, nel mirino ci sarebbero alcuni capannoni abusivi realizzati dentro le cave per svolgere quella che viene definita la “seconda lavorazione” del materiale estratto e anche i procedimenti per rilasciare le autorizzazioni edilizie. L’ex sindaco Bianchi si è dichiarato sotto choc, come spiega il Corriere Veneto

«Non so davvero che dire. Sono stupefatto ma ho, nel contempo, la massima fiducia nell’operato della magistratura perché sono consapevole dell’assoluta correttezza e legittimità del mio operato. Devo ancora capire perché abbiano deciso di indagare su di me. Durante i cinque anni in cui ho rivestito la carica di primo cittadino di Fumane, non ho rilasciato alcuna concessione né, tantomeno, firmato alcun atto del genere. La competenza, infatti, spettava all’ufficio tecnico, non certo al sottoscritto».

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Secondo la Forestale, dal 2003 vengono rilasciate 5 licenze ad altrettante aziende che secondo l’accusa si sarebbero occupate anche della “seconda fase” di lavorazione dei blocchi di marmo. Nel 2011 arrivano le prime ordinanze di ingiunzione per la demolizione dei capannoni ma le ditte non avrebbero mosso un dito. Così l’ex dirigente dell’ufficio tecnico Cave di Fumane avrebbe sollevato la faccenda, apponendo la sua firma alle ordinanze. Ma nel giro di una settimana il responsabile viene sostituito da un nuovo funzionario, preso in prestito part-time dal Comune di Sant’Ambrogio,. La motivazione ufficiale è quella di sperimentare l’unione degli uffici per spending review. È quest’ultimo dirigente ad essere indagato assieme ad altre 13 persone. Secondo l’ex sindaco la motivazione sarebbe che “serviva un rinforzo per 7-8 mesi”. Le indagini della Procura continuano per accertarlo.

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