Verona, indagati "eccellenti" e tenaci: pochi seguono l'esempio Meocci. Gli altri rimangono al posto

L'ex assessore e dg della Rai ha scelto di lasciare l'incarico da consigliere dell'Authority sui Lavori pubblici. Ma tanti altri dirigenti veronesi sono coinvolti in beghe giudiziarie e a mollare la poltrona non ci pensano nemmeno

L'ex vicesindaco di Verona, Vito Giacino

“Rispetto delle istituzioni”. Questa la motivazione con la quale Alfredo Meocci si è dimesso da consigliere nell’Autorità di vigilanza sugli appalti pubblici. In base a ciò che riporta l’ordinanza del giudice per le indagini preliminari di Roma , Nicola Di Grazia, l’ex assessore e vicesindaco di Verona, già direttore generale della Rai, avrebbe favorito “l’assunzione di una persona da lui espressamente segnalata per un rapporto di collaborazione lavorativa presso una società facente capo alla S.A. In Roma". Meocci ha scelto di affrontare i propri guai in libertà, slegandosi dalle responsabilità come amministratore della “cosa pubblica”. Ma come spiega il Corriere Veneto, il suo esempio, a Verona, non è stato preso come esempio da altri dirigenti o dipendenti comunali e statali.

Il caso più eclatante di dimissioni è stato quello dell’ex vicesindaco Vito Giacino, che con una lettera recapitata al sindaco a metà novembre ha scelto di “farsi da parte”. Ma giorni prima nel suo ufficio avevano fatto irruzione gli uomini della polizia giudiziaria per acquisire documenti. L’inchiesta a quel punto era diventata nota e avrebbe fatto da preambolo all’arresto sopraggiunto un paio di settimane fa. Dimesso anche il presidente di Atv, nel 2010, Gianluigi Soardi, giudicato e condannato per alcuni rimborsi spese falsi. Come riporta il quotidiano locale

“Chi non si era dimesso, una volta saputo di essere indagato, era l'allora direttore dell'Agec Sandro Tartaglia: è rimasto al suo posto per mesi, salvo poi venire arrestato (assieme ad altri sette dipendenti e a un imprenditore altoatesino). Il processo (vedi articolo sopra) inizierà a breve.

Nelle aziende partecipate dal Comune, diversi amministratori e dirigenti sono oggetto di attenzioni giudiziarie, in particolare per l'inchiesta sulle assunzioni «sospette» di parenti e amici in Atv, Amt, Agsm e nelle partecipate di Amia Serit e Transeco. Gli indagati sono 9: Germano Zanella, presidente Amt; Giampietro Cigolini, direttore Agsm; Stefano Zaninelli (che è coinvolto in altre due indagini), direttore Atv; Carla Sarzi e Francesco Barini, consiglieri Amt; Maurizio Alfeo, direttore Serit; Alfonsino Ercole, direttore Amia; Ennio Cozzolotto, direttore Transeco e Carlo Alberto Voi, direttore Amt.”

Risultano indagati per assunzioni sospette (e al loro posto) anche il presidente di VeronaFiere, Ettore Riello, il direttore generale, Giovanni Mantovani, e il dirigente del Personale.

“ se le dimissioni preventive in ossequio alla trasparenza fossero una regola applicata universalmente, almeno per le cariche fiduciarie di natura politica, sarebbero davvero pochi i vertici degli enti a Verona ad essere al riparo.”

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