Verona, incursione notturna dei lupi, sbranate vitelle in Lessinia: "Sindaci, prendete posizione"

Coldiretti Verona chiede ai Comuni di iuscire dal progetto europeo e chiedere lo spostamento dei predatori: "La loro presenza scoraggia in molte aree l'attività di allevamento come il tradizionale trasferimento in alpeggio"

Foto web

Due vitelle sbranate nella notte, a Sant'Anna Alfaedo ed Erbezzo. Uno dei due proprietari sarebbe arrivato pochi minuti dopo la "caccia", vicino alla strada. È il bilancio dell'ultima incursione dei lupi in Lessinia. Risalgono a pochi giorni fa le polemiche sulle dichiarazioni del sindaco di Verona, Flavio Tosi ("Sparate ai lupi che si avvicinano alle case"): ora la convivenza con i grossi predatori selvatici sembra essere sempre più difficile. Tanto da spingere la Coldiretti provinciale a pronunciarsi in un appello, anche se non drastici come l'ordinanza che sta per essere preparata nel Comune capoluogo. “A questo punto – spiega Claudio Valente, presidente Codiretti Verona – è necessario che le amministrazioni interessate dalla presenza dei lupi si attivino a mettere all’ordine del giorno del proprio Consiglio comunale, come ha fatto quello di Velo Veronese la scorsa settimana, per deliberare di uscire dal progetto europeo 'Life WolfAlps' e di trasferire i lupi presenti in Lessinia in aree più idonee”.

"I lupi - continua Valente - si sono spostati nella parte occidentale della Lessinia per un altro attacco al bestiame, un fenomeno quasi quotidiano nella parte centrale dell’altopiano veronese che aggrava sempre più la condizione degli allevatori. Queste predazioni, oltre a causare agli allevatori danni economici per la morte degli animali principalmente da latte, generano tutta una serie di altre conseguenze indirette. La presenza dei lupi sta, infatti, scoraggiando in molte aree l’attività di allevamento mettendo a rischio anche il tradizionale trasferimento degli animali in alpeggio che, oltre ad essere una risorsa fondamentale per l’economia montana, rappresenta anche un modo per valorizzare il territorio, la sua biodiversità e le tradizioni culturali che lo caratterizzano. In questa condizione, il lavoro degli allevatori è notevolmente cambiato, divenendo sempre più complesso e oneroso e stravolgendo le abitudini di una pratica storica. Non è infatti più possibile lasciare gli animali in alpeggio allo stato brado, impiegando il tempo in tutte le altre attività che caratterizzano il lavoro in montagna, dalla lavorazione del latte alla fienagione. Inoltre, lo spavento e lo stato di stress provocato dagli assalti, riduce la produzione di latte e causa aborti negli animali sopravvissuti”.

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Commenti (2)

  • Avatar anonimo di attilio
    attilio

    fino a quando non viene attaccata un persona ragioniamo da animalisti dopo daremo ragione a tosi .. ma sara troppo tardi

  • Avatar anonimo di zorro
    zorro

    se esistono i predatori, devono esistere anche le loro prede, altrimenti loro si "avvicinano" agli allevamenti! bisogna reintrodurre le prede oppure alimentarli tramite la forestale, e gli allevatori devono essere prontamente indennizzati!!

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