Verona, incendio nella cella del carcere. Tre agenti intossicati all'ospedale

Poliziotti colti da malore dopo aver estinto l'incendio. I sindacati: "Mancano le protezioni elementari. Rapporti sempre più problematici tra personale e amministrazione penitenziaria". Fontana (Lega Nord): "Pene da scontare nel proprio Paese"

La situazione al carcere di Montorio sembra esasperarsi sempre di più. Tre agenti della polizia penitenziaria in servizio di Verona sono stati ricoverati all'ospedale. Lo rende noto Daniela Ferrari, segretaria territoriale Cisl-Fns, che denuncia l'incremento degli eventi critici nella casa circondariale di Montorio e i rapporti sempre più problematici tra il personale e l'amministrazione penitenziaria.

Nel primo caso due agenti sono rimasti intossicati dalle esalazioni di fumo provocate dall'incendio di carta appiccato nella cella di un detenuto: "Dopo avere spento le fiamme con l'estintore - denuncia il sindacato - i due agenti sono stati colti da malore avendo respirato anidride carbonica in assenza di dispositivi di protezione. Nella stessa giornata in un'altra sezione detentiva più volte segnalata per la problematicità, un altro poliziotto è stato colpito da malore". Sul posto sono intervenuti, ovviamente, i sanitari del 118.

"Abbiamo appena appreso - conclude Daniela Ferrari - che persino i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza hanno rassegnato le dimissioni per la totale indifferenza mostrata dalla direzione alle segnalazioni".

REAZIONI - Le reazioni alla vicenda del carcere di Montorio, sempre più "attenzionato" per il sovraffollamento, non si sono fatte attendere. Per Lorenzo Fontana, eurodeputato e capogruppo della Lega Nord a Bruxelles, la soluzione resta quella di far scontare le pene detentive, agli stranieri, nel proprio Paese d'origine. L'esponente del Carroccio ha scritto al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in virtù anche delle recenti dichiarazioni del Capo dello Stato sulla situazione drammatica di sovraffollamento delle carceri italiane, che poi si ripercuote, dice l'eurodeputato leghista, "anche sul personale che nei penitenziari ci lavora". "Concordo sulla denuncia del Presidente Napolitano - premette Fontana - non mi trovo d'accordo invece sulle soluzioni. Napolitano ha esortato il Parlamento a un atto di clemenza, che sia indulto o amnistia, tuttavia il presidente sbaglia - e lo dico con rispetto - per due motivi. Il primo di cultura giuridica e mi riferisco al principio della certezza della pena come deterrente cardine in uno Stato di diritto. Il secondo di ordine pratico".

Al riguardo l'esponente del Carroccio ricorda: "Fu fatto un indulto nel 2006 per gli stessi motivi, eppure dopo sette anni siamo al punto di prima. Mi chiedo e chiedo al presidente Napolitano: svuotiamo le carceri ogni sette anni perché non riusciamo a trovare un rimedio strutturale al problema?". Il rimedio Fontana ce l'ha: "Gli stranieri devono scontare la loro pena nel Paese di origine, come ho già avuto modo di prospettare a suo tempo con una risoluzione presentata al Parlamento europeo. In questo modo allevieremmo la pressione che grava sui detenuti italiani e sul personale penitenziario".

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