Verona, Ikea alla Marangona: "Difficile ma non impossibile". Il M5S: "Non creerà lavoro ma solo danni"

Niente più ex area Biasi a Cadidavid, si punta sulla zona vicino all'Interporto. Ma per l'insediamento del colosso svedese bisogna avviare procedimenti burocratici non semplici. Benciolini: "Danneggerà l'economia veronese"

Ikea in costruzione (Foto web)

L’Ikea si farà ma ancora non si sa bene dove. Ex area Biasi accantonata per “incompatibilità” con l’insediamento commerciale necessario al colosso svedese dell’arredamento, si pensa alla Marangona, vicino all’Interporto. L’interessamento dei vertici della multinazionale è più che mai vivo ma i rallentamenti e le indecisioni non fanno piacere a nessuno. Men che meno agli investitori che vengono nel territorio scaligero perché qui vedono il “futuro”. Solo parole, comunque, per ora. Ma per i tanti che sono favorevoli all’insediamento Ikea ce ne sono altri che si dicono contrari e anche preoccupati. Il primo del (secondo) gruppo è il presidente del Consorzio Zai, Matteo Gasparato, che segnala le difficoltà nel costruire alla Marangona: la zona non è a destinazione commerciale e il Paque, Piano d’area del Quadrante Europa, non lo permette. Per adesso. In queste ore sono in corso, infatti, discussioni tra Consorzio, Comune e Regione per una possibile variante. 

MILLE POSTI DI LAVORO E CAPANNONI IKEA PER LA BUSINESS CITY DI VERONA SUD

L'APPOGGIO DEL PD - Il Partito Democratico di Verona accoglie con soddisfazione la notizia sul cambio di destinazione. Spiega il segretario provinciale, Alessio Albertini, che "anche l'amministrazione comunale, dopo il giudizio degli uffici comunali, ritiene incompatibile l'insediamento nell'area ex Biasi così come da tempo andiamo dicendo. L'arrivo di Ikea deve essere visto con favore e riteniamo che la sua collocazione alla Marangona sia assolutamente preferibile, perché consente finalmente al Consorzio Zai di completare l'acquisizione dell'area e offrire alla città un concreto sviluppo industriale e logistico".

"Non va tradita infatti la vocazione originaria dell'area Marangona: se l'eccezione di Ikea si giustifica per consentire il completamento dell'area, non sarebbe però accettabile un'apertura indiscriminata ad area commerciale dell'enorme superficie della Marangona. Sia in sede di variante urbanistica che di applicazione della normativa regionale dovranno essere posti limiti che garantiscano l'insediamento di attività logistiche e industriali perché negli ultimi anni Verona ha lasciato perdere la propria tradizione manifatturiera favorendo invece una miriade di insediamenti commerciali autorizzati senza alcuna logica di insieme".

"Siamo consapevoli di alcune difficoltà da superare, ma non faremo mancare il nostro sostegno affinché il Consorzio ZAI da un lato ed il Comune dall'altro seguano con determinazione il percorso avviato, che riteniamo necessario per garantire un equilibro soddisfacente tra esigenze produttive, urbanistiche e ambientali" conclude.

OPPOSIZIONE - Chi invece non è affatto d'accordo è il Movimento 5 Stelle. Il consigliere comunale Gianni Benciolini parte all’attacco, come segnala L’Arena:

«(Verona) è una città che ha bisogno più di interventi di riqualificazione ambientale che di nuove mega aree commerciali: siamo una delle città più inquinate d'Italia e si vuol continuare a creare attrattori di traffico, perlopiù, come in questo caso, esterni alla città... Andare a Brescia o a Padova, dove a 70 o 80 chilometri da qui, esistono già dei grandi centri vendita Ikea, non cambia niente».

L’esponente dei 5 Stelle è convinto anche che non ci saranno benefici per l’occupazione e l’economia della zona. Già l’associazione ambientalista “Italia Nostra” si era detto preoccupata per l’insediamento di Ikea a Verona. Anche per il futuro supermercato “Esselunga” davanti alla Fiera si era sorriso “a denti stretti”. Confcommercio aveva dichiarato che con la riqualificazione commerciale di Verona Sud si arriverebbe alla chiusura di molti piccoli negozi. Ora è Ikea ad alimentare i dubbi. Almeno quelli dei grillini scaligeri. Spiega Benciolini che

«…farebbe un enorme danno al tessuto artigianale locale del mobile. Nella Bassa Veronese, nel Villafranchese, nella zona di Affi, per fare qualche esempio, ci sono infatti molte realtà low-cost veronesi, importanti anche dal punto di vista industriale e produttivo, che verrebbero fortemente danneggiate o addirittura spazzate via dall'arrivo di un colosso internazionale come Ikea e dal punto di vista dell'occupazione il saldo sarebbe negativo. Abbiamo vissuto il fenomeno a metà anni '90, quando l'avvento di grandi centri di distribuzione di materiale informatico e hi-tech provocò la morte, nel giro di tre anni, di molte piccole realtà locali... Succederà lo stesso per il settore dei casalinghi e dei mobili».

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