Verona, il filobus all'esame del Cipe. Telefonata del sottosegretario a Tosi: "Lavori da settembre"

Il Comitato di programmazione economica dovrà esaminare l'ultima variante, relativa alla modifica del percorso davanti alla Fiera e ad altri interventi minori, che verranno finanziati grazie ai ribassi d'asta ottenuti in fase di gara

Un rendering sul progetto del filobus

Nella prossima seduta del Cipe, Comitato interministeriale per la programmazione economica, che potrebbe riunirsi già nella giornata di giovedì, verrà chiusa definitivamente la procedura relativa al filobus di Verona”. Lo rende noto il sindaco Flavio Tosi, dopo aver ricevuto mercoledì mattina, la telefonata di conferma dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Luca Lotti.

“Ringrazio Lotti per la disponibilità –aggiunge Tosi - si tratta davvero dell’ultimo passaggio del lunghissimo iter burocratico per la realizzazione del filobus. Il Cipe dovrà esaminare l’ultima variante, relativa alla modifica del percorso davanti alla Fiera e ad altri interventi minori, che verranno finanziati grazie ai ribassi d’asta ottenuti in fase di gara. Dopo di che, i lavori potranno finalmente iniziare nel mese di settembre”.

LE REAZIONI - Critici e dubbiosi erano stati invece gli esponenti dell'opposizione secondo cui il via libera del Cipe non era l'ultimo ostacolo che doveva superare il filobus. Un nuovo documento acquisito di recente dal Pd avrebbe confermato che "il mezzo scelto dall'amministrazione comunale non è ancora stato omologato, vale a dire che se, come d'incanto, il relativo cantiere fosse aperto e chiuso nel giro di una notte, il filobus domani non potrebbe circolare. La sperimentazione di questo nuovo mezzo, con tutti i rischi e le incertezze annesse e connesse, sarà dunque a carico dei veronesi". Così la reazione del capogruppo in Comune, Michele Bertucco.

"Dai documenti risulta anche che il problema della «quarta porta» si mangerà una decina di posti facendo scendere a 130 passeggeri circa la capacità di trasporto (per la maggior parte si tratta di posti in piedi). Pochi se confrontati con i 180 posti del mezzo di trasporto rapido di massa di Padova o i 250 di Mestre. Si potevano spendere meglio i soldi dei cittadini, scegliendo una tecnologia più rodata, comoda, efficiente e affidabile? Certamente sì, ma nessuno dei passaggi amministrativi ha visto un vero confronto con la città".

L'assessore alla Mobilità, Enrico Corsi, non aveva fatto attendere risposta. Come spiega su L'Arena

«Ogni mezzo di trasporto pubblico di massa, con particolare tecnologia, necessita di essere omologato, perché non esistono modelli standard. Ognuno a sè stante. Ogni mezzo deve ottenere questa omologazione e spetta alle ditte costruttrici fare in modo che ciò che montano sia applicabile. Stiamo parlando di azienda, quella che costruisce il nostro filobus, che fa migliaia di mezzi e non credo proprio che ci saranno problemi». E quanto ai posti in meno con le quattro porte? «La quarta posta è stata richiesta solo perché Atv ritiene che essa renda più agevole scendere e salire. Ricordo che parliamo di trasporto urbano, con percorrenze brevi...»

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