Verona, figlio di 14 mesi morì in casa col corpo pieno di lividi. Madre prosciolta: "Incapace di intendere"

La terribile vicenda che ruota attorno al presunto caso di maltrattamento subito dal piccolo Micael a Borgo Roma si conclude con l'assoluzione da omicidio volontario della madre 40enne. Lo pischiara: "Soffre di disturbo dissociativo"

Via Manara a Verona

Lei non ricorda più nulla di ciò che è successo. Una perizia psichiatrica l’ha ora giudicata totalmente “incapace di intendere e di volere”. Era stata comunque lei stessa, Gabriela Rodriguez Lezcano, 40enne di origine uruguaiana, a chiamare il 118 quella tremenda mattina di dicembre. Il suo piccolino di 14 mesi, che abitava con lei in un appartamento di Borgo Roma, era morto nonostante l’intervento tempestivo dei sanitari. Erano stati rintracciati dei lividi sul corpo del bimbo Micael e per questo, d’obbligo, era scattata la richiesta di accertamenti da parte della polizia di Verona.

La madre fu portata in questura, dove venne interrogata, e accusata di omicidio volontario. Una contestazione pesantissima che la fece finire prima in carcere e poi in un ospedale psichiatrico. Da quell’accusa è stata prosciolta dal giudice delle udienze preliminari che ne ha comunque disposto la permanenza, come misura di sicurezza, all’ospedale giudiziario per 10 anni. Si trova nella strutture di cura di Castiglione delle Siviere da marzo scorso. Pochi giorni dopo il suo passaggio in cella (in cui rimase per quattro mesi) era stata anche aggredita da alcune detenute. Al “momento del fatto”, riportano i quotidiani locali citando la decisione del gup, era “incapace di intendere”. La 40enne aveva chiamato il 118 spiegando che il suo bambino si sentiva male perché punto “da un insetto”. Gli operatori di VeronaEmergenza, quando entrarono nell’abitazione di via Manara, trovarono il piccolo Micael tra le sue braccia. Non registrava più battito cardiaco. Vennero quasi subito notati i livido sul collo e sul corpicino. Si scoprì successivamente che alcune chiamate alla questura avevano segnalato la sofferenza del bimbo. Quando gli agenti si recarono in quella casa per controllare non vennero rilevate anomalie. Il piccolo dormiva sereno e anche la testimonianza della signora che aiutava la madre ad accudire il piccolo negò qualsiasi maltrattamento. Ma quei lividi e la successiva morte del bimbo, in ospedale, scatenarono le indagini che portarono la donna in carcere. Dal decesso la donna è persa nei meandri della propria mente. Continua a parlare come se Micael fosse ancora vivo. La madre soffrirebbe, come spiega la perizia, di un “disturbo dissociativo”. Per quello non ricorda più nulla.

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