Diritti ai gay e solidarietà a Kyenge, le mozioni scuotono il Comune

Consiglio comunale venato di polemiche: passa la proposta sull'autodeterminazione del Veneto ma vengono bocciate le richieste di Sel e Pd sulla revoca della mozione del '95. Si vota per il ministro e la maggioranza esce

Il ministro all'Integrazione, Cecile Kyenge

Passa la proposta per il referendum sull'autodeterminazione del Veneto ma ciò che fa discutere sono le due bocciature: una mozione di solidarietà al ministro all'Integrazione, Cecilè Kyenge, e quella relativa alIa “Revoca della mozione 336 approvata il 14 luglio 1995”. Quest'ultimo, in particolare, ha creato un vortice di interventi: si tratta di una mozione approvata quasi 20 anni fa dal Consiglio comunale che diede, secondo il firmatario Mauro De Robertis, capogruppo Sel in Comune, "una visione distorta della città di Verona" in tema di omosesuali e transessuali.

Ha spiegato De Robertis: "Si chiede quindi all’attuale Consiglio di impegnarsi a riconoscere e rispettare le raccomandazioni e le risoluzioni emanate a livello europeo in materia di pari diritti e pari opportunità per le persone omosessuali e transessuali".  Manforte è arrivata dal capogruppo Pd, Michele Bertucco, secondo firmatario: “A distanza di così tanto tempo – ha dichiarato – la volontà è quella di dimostrare che la nostra città è aperta e in grado di garantire a tutti i cittadini i diritti elencati nel documento, e non una realtà fuori dalla storia”. Per il consigliere del Pd, Elisa La Paglia, “i diritti devono essere uguali per tutti, l’omofobia si combatte riconoscendo la pari dignità del rapporto di coppia e di famiglia tra persone dello stesso sesso”.

BATTAGLIA IN AULA - A rispondere per primo ai consiglieri di centrosinistra è stati l'esponente della Civica per Verona, Ciro Maschio, che ha specificato come “questo Comune ha già dimostrato la sua apertura su questo tema; abbiamo cercato di redigere un testo condiviso, ma non approviamo alcune questioni inserite nel documento”. Anche per il consigliere della stessa lista civica, Alberto Zelger, la questione è fuori discussione: “La mozione del ’95, che ho riletto, ribadisce soltanto che il matrimonio riconosciuto dalla Costituzione è quello tra un uomo e una donna, principio che trova conferma nei pronunciamenti della Corte costituzionale”. Per il consigliere della Civica per Verona Vittorio Di Dio “l'ordine del giorno è fortemente strumentale, in quanto vuole presentare quella che è la verità dei proponenti su un tema etico. La famiglia tradizionale non può essere paragonata all’unione di fatto di due persone dello stesso sesso”.

Sul tema è intrevenuto lo stesso sindaco Flavio Tosi presente in aula: “Nel ‘95 mi astenni dal votare la mozione perché non aveva una visione laica. Ritengo che si tratti di un tema che va affrontato, parlando di diritti e doveri, ma questo nuovo documento rischia di far passare la questione da un estremo all’altro. Auspico si possa trovare un testo condiviso”.

IL CASO KYENGE - Bocciata anche la mozione per il ministro all'Integrazione, Kyenge. La stessa politica di origine congolese, nel mirino di alcuni epeonsenti leghisti nazionali e veneti che l'avevano praticamente paragonata ad un "orango", dovrebbe arrivare in città il 4 agosto per tenere a battesimo la scuola africana. Alla mozione a firma dei consiglieri comunali del Pd, Orietta Salemi, Michele Bertucco e Elisa La Paglia, i consiglieri di maggioranza hanno fatto mancare il numero legale per la votazione, uscendo dall'aula. A palazzo Barbieri, in Consiglio, sono rimasti gli esponenti della minoranza che intendevano votare per augurare "buon lavoro" al ministro. Sono rimasti in otto.

La reazione del Pd è dura: "Prima - spiega Vincenzo D'Arienzo, parlamentare veronese - si sbraccia su giornali e tv nazionali arrivando a minacciare espulsioni a destra e a manca in difesa del ministro Kyenge, orribilmente insultata dai compagni di partito Roberto Calderoli, dall'assessore veneto all'Integrazione Daniele Stival, dalla leghista padovana Dolores Valandro e da molti altri piccoli e grandi esponenti leghisti veneti e lombardi. Quando però arriva il momento di dare un segnale di solidarietà concreto al ministro, il sindaco Tosi lascia che la sua maggioranza si sciolga come neve al sole. I casi sono due: o Tosi è in combutta con i consiglieri che ieri sera in Consiglio comunale di Verona hanno abbandonato l'aula pur di non votare la mozione di solidarietà alla Kyenge presentata dal gruppo consiliare del Pd, oppure è incapace di governare la sua stessa maggioranza. In entrambi i casi si tratta di un fatto gravissimo che mina la credibilità di Verona che appena qualche giorno prima aveva invitato, ricambiata, il ministro a venire in visita alla città. Una figuraccia a cui ora il Sindaco deve rimediare rinnovando con forza l'invito al ministro".

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