Verona, crocifissi obbligatori a scuola. Miozzi: "Bravo Bitonci. In provincia andrò io a consegnarli"

Il presidente veronese e sindaco di Isola della Scala porta nel Veronese la decisione assunta dal primo cittadino di Padova: "Avevo ordinato la stessa cosa. Ora scriverò nuova lettera ai presidi per nuove forniture"

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La decisione del neo sindaco di Padova, Massimo Bitonci, è stata qualificata come "crociata". Un gioco di parole forse involontario a simboleggiare la decisione dell'esponente della Lega Nord di reintrodurre in tutte le scuole il crocifisso nelle aule scolastiche e negli uffici pubblici. "E guai a chi lo tocca" aveva commentato il primo cittadino sul suo profilo Facebook. Ad accogliere l'iniziativa, a Verona, memore di quanto avvenuto in passato, è stato per primo il presidente della Provincia, Giovanni Miozzi, anche sindaco di Isola della Scala. Le sue parole sono affidate ad una nota diffusa nelle scorse ore:

“Ho sentito con piacere la decisione del sindaco di Padova Bitonci di mettere i crocefissi obbligatori negli edifici pubblici del suo Comune, come simbolo delle nostre tradizioni. Mi fa piacere perché anch'io, come sindaco di Isola della Scala avevo ordinato lo stesso atto qualche tempo fa, e l'ho fatto con convinzione. Allo stesso modo, nel 2009, fra i primi atti della mia Giunta c'è stata la distribuzione alle scuole superiori veronesi dei crocefissi che erano stati acquistati precedentemente. Oggi, la posizione di Bitonci mi ha fatto ripensare alla vicenda e ho deciso che scriverò una nuova lettera ai dirigenti scolastici chiedendo se con l'aumento delle classi di questi ultimi anni hanno altre necessità. Nel qual caso, la Provincia è in grado di fornire altri crocefissi e andrò personalmente a consegnarli. Un gesto simbolico che mi auguro venga interpretato nella giusta maniera: le aule scolastiche sono i luoghi nei quali i nostri ragazzi trascorrono molto del loro tempo e dove si formano come cittadini italiani”.

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PRECEDENTI - Cinque anni fa una lettera indirizzata al governo, firmata da sessanta sindaci veronesi, aveva tutta l’intenzione di salvare il crocefisso. Quel crocefisso che la Corte europea aveva deciso di togliere dalle aule scolastiche sollevando un polverone di polemiche in tutta Italia. Venticinque Comuni erano stati rappresentati a Palazzo Barbieri, sede municipale di Verona, per sottolineare la ferma posizione contro la decisione della Corte europea, “un organismo che si dimostra, in questo modo, sempre più distante dalla volontà e dalle radici culturali del Popolo italiano”, come appare scritto nella lettera sottoscritta dai sindaci.

L’iniziativa era nata a Grezzana, dove il sindaco Mauro Bellamoli aveva convinto i primi cittadini dei Comuni limitrofi della vallata a sottoscrivere il documento. “Non poteva non estendersi pure agli altri Comuni - aveva spiegato, nel 2009, Bellamoli -: quello che la Corte europea ha fatto in realtà è una discriminazione, perchè ha messo da parte la storia e la tradizione di un intero popolo. Il nostro”. “Questi sindaci rappresentano centinaia di migliaia di veronesi - aveva aggiunto il sindaco di Verona, Flavio Tosi -. Questa lettera, quindi, non rappresenta solo un’iniziativa politica trasversale, ma il pensiero di un’intera comunità”.

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