Verona, coppie di fatto e convivenze: così la svolta del sindaco Tosi. "Apriamo i diritti anche ai gay"

"Parliamo di decine di migliaia di coppie". Convinvenza Sì, matrimonio No: "Su quello non sono d'accordo ma dobbiamo riconoscergli tutele nel caso decidano di passare la vita assieme. Non importa siano dello stesso sesso"

L’hanno chiamata la “svolta di Tosi”. Lui, il sindaco leghista di Verona, si è sempre dimostrato uno che non si tira indietro dal discutere di temi scottanti. E se interpellato dice quel che pensa. Un difetto-qualità (dipende dai punti di vista) che gli ha creato non qualche problema nel suo stesso partito. Per questo quando si verrà a scoprire ciò che Tosi pensa sui diritti di gay e coppie di fatto molti dei suoi “colleghi” storceranno il naso. “Niente questioni etiche ma è un problema che va risolto”, avrebbe detto. Lo pensa da amministratore di una città, non da segretario veneto della Lega Nord. Ma se è ancora presto per vedere un totale riconoscimento delle coppie di fatto (con un registro di iscrizione apposito che in altre città è già presente) è innegabile che il Tosi-pensiero riesce a scatenare una vera e propria rivoluzione in città e in ambienti verde-padano. "Parliamo di decine di migliaia di coppie" ha detto. E spiega sul Corriere Veneto che

«Quella delle coppie di fatto è una questione che non va posta in termini ideologici. Qui la questione è un’altra. Le coppie di fatto ormai sono una realtà anche numericamente importante. E non è una questione di sessualità. Anzi. A ben vedere, le coppie gay sono poche. Qui si parla di convivenze tra uomini e donne, soprattutto. La società sta cambiando e non si può fingere che non sia così. Quindi vanno riconosciute»

Ma il sindaco dalla parlantina sciolta è anche veloce a precisare: niente adozioni di figli da parte di gay, nessun matrimonio omosessuale. Le questioni etiche le “lascia fuori” dall’amministrazione. Ed è un bene dato che molti componenti, a lui vicini, del Consiglio comunale sono fermamente convinti sulla necessità di mantenere saldi i legami della famiglia “tradizionale”. In prima fila Alberto Zelger, della "Civica per Veron" che non concede nulla a quella che lui chiama “ideologia gender” sostenuta da “lobby gay internazionali”. Ma è lo stesso sindaco di Verona a voler ribadire che il riconoscimento delle coppie di fatto non passa necessariamente attraverso il matrimonio:

«Su quello non sono d’accordo. Qui si sta parlando di convivenze. Che siano anche tra persone dello stesso sesso non importa. Ma non c’è dubbio che vadano garantite su questioni fondamentali, come la sanità, l’assistenza e dal punto di vista patrimoniale».

Le dichiarazioni di Tosi arrivano, tra l'altro, mentre il Consiglio comunale di Verona approvava, con 17 voti favorevoli e 12 contrari, l’ordine del giorno, a firma di Zelger e sottoscritto dai gruppi consiliari Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia, che sul tema della “Famiglia, educazione e libertà di espressione” invita sindaco e Giunta “a vigilare affinché, nelle scuole di competenza comunale, venga data un’adeguata informazione preventiva ai genitori sul contenuto dei progetti di educazione all’affettività e alla sessualità e a delegare al coordinamento Servizi educativi l’onere della raccolta delle segnalazioni dei genitori e degli insegnanti sui progetti di educazione all’affettività e alla sessualità”.

L'EX UDC - “Anche il leader regionale della lega Flavio Tosi rincorre la moda del momento, dettata dall'ideologia del gender, invocando maggiori diritti per le coppie gay. Si ricordi però, prima, di garantire come sindaco il diritto a sopravvivere alle famiglie, che devono giorno dopo giorno affrontare situazioni sempre più difficili”. Così Stefano Valdegamberi, consigliere regionale presidente di Futuro Popolare ed ex assessore veneto alle Politiche sociali (ex Udc), commenta le dichiarazioni di Tosi.

“Ma di quali diritti mancanti parliamo? Forse di quello di adozione? Come fosse un diritto di una coppia gay avere un figlio e non un diritto del figlio ad avere un papà ed una mamma. L'impegno delle istituzioni verso il riconoscimento di questi 'diritti' diventa sempre più corale, alimentato dalla famigerata teoria del gender, secondo la quale maschio o femmina non è un 'prodotto' della natura ma un'opzione individuale. Concetti che il Governo Renzi si appresta a diffondere nelle scuole, come nuova educazione alla sessualità. Non ci si accorge, ahimè, che gli unici diritti negati sono oggi quelli delle numerose famiglie con figli che versano in situazione di povertà e sono sempre più abbandonate dalle istituzioni”

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