La proposta choc: cooperative del sesso a pagamento a Verona

Le lamentele dei cittadini di Santa Lucia e Golosine avrebbero spinto il capogruppo Lega di circoscrizione, Nardi, a valutare l'idea di riorganizzare la prostituzione in città. L'unico problema è la Legge Merlin

La proposta è una di quelle che fa discutere. Soprattutto a Verona, dove la politica del "sindaco sceriffo" prima e quella della "tolleranza zero" poi, è entrata nel Dna della città. Cooperative per la prostituzione in edifici lontani dai centri abitati. Ma con casse e scontrini. Così anche le prostitute pagheranno le tasse. Non proprio una novità dato che alcuni decenni fa le cooperative si chiamavano "case chiuse" o bordelli. Con le dovute distinzioni, certo. In tempi di spending review bisogna affinare la tecnica di riscossione del sommerso. Oggi quello che vuole mettere in pratica il capogruppo della Lega Nord in quarta circoscrizione, Andrea Nardi, sollecitato da alcuni residenti di Golosine e Santa Lucia, è quello di mettere un freno allo scempio cittadino e al degrado attraverso la regolarizzazione delle ragazze sul marciapiede.

"ORGANIZZATE" - Niente discriminazioni: italiane, dell'Est Europa, africane, spagnole. Non conta: basta che paghino le tasse. E ovviamente si rispettino leggi e codici sanitari. Il progetto "Sex out street" prevede infatti una collaborazione attiva tra Forze dell'ordine, Ulss 20 e Comune. Così le eventuali strutture "organizzate" non saranno solo meta prediletta e periodica di clienti e nuove ragazze, ma anche di carabinieri, poliziotti, vigili, infermieri e medici. Assessori e consiglieri farebbero bene, invece, ad astenersi da "visite" che non siano ufficiali e nell'esercizio delle funzioni pubbliche. Ironia a parte, Nardi e il capogruppo Pdl di circoscrizione, Alberto Padovani,  starebbero pensando a "Sex out street" proprio a tutela dell'ordine cittadino e soprattutto delle "giovani sfruttate". Le ragazze sarebbero costrette alla vita da marciapiede da protettori e criminali, anche organizzati, che, attraverso il pagamento di tasse, Iva e Imu, poi sparirebbero. A maggior ragione se le divise fossero presenze costanti a monitorare la situazione. I calcoli che ne fa Padovani paragonano l'indotto di Verona a quello di Bonn, in Germania: circa 250mila euro. Ma ovviamente è una stima, che tuttavia potrebbe raddoppiare se si arrivasse alla regolarizzazione di night a luci rosse e centri massaggi hard. Per ora, come riportano i quotidiani locali, la proposta andrebbe ben al di là del semplice accordo bipartisan: a Lega, Pdl si aggiunge Pd e i comitati di cittadini che potrebbero nascere perché non resti tutto lettera morta.

REAZIONI - Le risposte dai piani alti non si sono fatte attendere. La domanda è stata posta al sindaco Flavio Tosi, che non si è mai dichiarato contrario alla regolarizzazione delle "case chiuse". Addirittura aveva proposto lui stesso un'intera zona da dedicare al "traffico" notturno: la Zai, zona appartata della città. Quartiere a luci rosse come nella "migliore" Amsterdam? Non proprio, perché l'intero progetto deve partire necessariamente dai presupposti iniziali. Lo Stato si era dotato di leggi per chiudere le "case chiuse". Va da sé che il Comune non può decidere autonomamente di regolamentare la prostituzione e creare "zone franche". Tutto dipende dunque dal Parlamento e quella che sembra una buona idea, a destra come a sinistra, resterà tale se Roma non decidesse il contrario. Un passo indietro sull'ormai celeberrima Legge Merlin, questo ci vorrebbe. Ma come hanno già inteso i parroci delle zone interessate, interrogati da l'Arena, si tratterebbe di un letterale "passo indietro". Di oltre 50 anni. Meglio stanare protettori e "burattinai del fenomeno" e aprire una profonda riflessione sociale. E non si tratta, ovviamente, di quella legata all'evasione fiscale.

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